Stimoli nervosi per i depressi

Sensibilizzando il nervo vago si ottengono buoni risultati sul piano affettivo e si ripristina il tono dell’umore

È nato il primo Registro italiano dei pazienti depressi che non «rispondono» ai farmaci e devono essere curati con la stimolazione del nervo vago. L’annunzio è stato dato pochi giorni or sono - durante un convegno svoltosi a Milano - dal professor Giovanni Broggi, direttore del Dipartimento di neurochirurgia dell’Istituto neurologico Besta, una struttura d’eccellenza nota a livello internazionale.
Al «Besta» alcuni malati di depressione, definiti farmacoresistenti sono stati già trattati con la stimolazione del nervo vago, tornando a una vita normale: traguardo che, solo pochi mesi prima, appariva irraggiungibile.
La «vagus nerve stimulation», Vns, è in sostanza un piccolo pace-maker impiantato vicino alla clavicola e connesso con un elettrodo che circonda il nervo vago di sinistra. Questo pace-maker invia microimpulsi elettrici a particolari aree cerebrali, in particolare al «nucleo del tratto solitario» ed al «locus ceruleus» entrambe legate al controllo dell’umore e così ottiene buoni risultati.
Secondo il professor Broggi il nuovo trattamento antidepressivo «è pressoché privo di rischi e al tempo stesso utilissimo, perché offre risultati che i farmaci non sono più in grado di offrire». Non si tratta, però, di una soluzione che può andar bene per tutti. Ogni neurologo deve essere in grado di scegliere i pazienti da inviare al neurochirurgo.
Il convegno tenutosi all’Istituto Besta di Milano, infatti, ha riunito neurologi, neurochirurghi e psichiatri. Tutti hanno approvato il progetto di istituire un Registro nazionale dei pazienti depressi affidati a una terapia di stimolazione del nervo vago.
Il professor Orso Bugiani, che è stato direttore scientifico dell’Istituto Besta, ha citato tre casi di donne curate con farmaci antidepressivi senza buoni risultati e affidate in un secondo tempo ai neurochirurghi Broggi e Franzini, i quali avevano fatto ricorso alla stimolazione vagale, ottenendo già dopo due settimane un ritorno alla normalità.
Tale risultato assume grande importanza se si pensa che in Europa sono 20 milioni i malati di depressione e che spesso questa patologia ha effetti devastanti (non ultimo il suicidio) e debilitanti. In almeno un milione di casi i malati sviluppano una farmacoresistenza che non facilita, anzi ostacola, la loro guarigione. Il dottor Mario Savino, psichiatra consulente del Besta, ha seguito a Milano pazienti curati con la stimolazione vagale ed ha trovato risposte apprezzabili.