Gli stipendi crescono. Ma solo per i politici

da Milano

A qualcuno le buste paga di gennaio non sono andate di traverso. Mentre i contribuenti pagano la stretta fiscale del governo, c’è chi ci guadagna. Si tratta dei 945 parlamentari della Repubblica, dei 1.200 consiglieri e assessori regionali, delle migliaia di ex parlamentari ed ex consiglieri. I quali, inflessibili nel predicare rigore e sacrifici, ora si godono stipendi e vitalizi più alti. Il beneficio è variabile: per i parlamentari circa 6mila euro all’anno, per i consiglieri un po’ meno. Costo totale: decine di milioni.
L’aumento non è stato deliberato con una legge, altrimenti il Parlamento sarebbe stato preso d’assalto dai cittadini infuriati. Dunque non se ne trova traccia negli atti normativi. L’hanno fatto scattare in silenzio, grazie a un meccanismo bizantino e diabolico. Una specie di catena di Sant’Antonio: per ricostruirla, bisogna andare a ritroso fino a una legge del ’65. Secondo questa norma, lo stipendio dei parlamentari è agganciato a quello dei magistrati. E lo stipendio dei consiglieri regionali è agganciato a quello dei parlamentari. Dunque se tocchi uno, tocchi tutti. Stessa regola per i vitalizi. Poi la legge (un’altra) prevede adeguamenti triennali delle retribuzioni dei magistrati. Chi li decide? Che domande, governo e Parlamento. Il cerchio si chiude e tutti - loro, magistrati e politici - ci guadagnano.
È proprio quello che è accaduto in questi mesi. Da un lato il governo varava il salasso fiscale, dall’altro attribuiva ai magistrati l’aumento di stipendio di cui hanno beneficiato a cascata anche i politici. E per di più in modo retroattivo, poiché l’adeguamento scatta dal 1° gennaio 2006. Vanificando, tra l’altro, il taglio delle indennità del 10% imposto a fine 2005 dall’ultima Finanziaria del governo Berlusconi. Prima, sia pur parziale, misura concreta di contenimento dei costi della politica. Cancellata nel breve volgere di un anno. Scandalo? Macché. Non una voce si è levata. Né a sinistra, né a destra, né al centro.
A fine dicembre la Camera e il Senato hanno aggiornato le tabelle retributive dei parlamentari. E poi hanno informato le Regioni della buona novella, invitandole a fare altrettanto per i consiglieri. Così, da nord a sud, migliaia di politici (in carriera e in pensione) hanno visto gonfiarsi improvvisamente stipendi e pensioni.
La novità ha costretto le Regioni che avevano già approvato il bilancio per il 2007 a correre ai ripari. È il caso dell’Abruzzo, dove la giunta di centrosinistra in questi giorni prova a reperire 900mila euro per gli aumenti di stipendio dei consiglieri, dopo aver alzato le aliquote di Irpef e Irap.
Contraddizione insostenibile, che ha fatto scattare lo scaricabarile: i consiglieri regionali, anziché provvedere direttamente a bloccare l’aumento, hanno votato una risoluzione bipartisan «che impegna i parlamentari eletti in Abruzzo ad intraprendere o sostenere iniziative per ridurre il costo della politica e tra cui l’indennità di carica dei consiglieri regionali». In altre parole «una presa per il culo», come l’ha definita l’Italia dei Valori, che non l’ha votata con due dissidenti di An e Forza Italia.
Paradossale anche il caso del Lazio. Il governatore Piero Marrazzo aveva sbandierato una riduzione del 10% dell’indennità dei consiglieri come dimostrazione di «rigore e risanamento». Peccato che il taglio incida solo su una voce dello stipendio e si aggiri sui 50 euro. Di gran lunga meno dell’aumento automatico.
Risultato: lo stipendio dei consiglieri è il più alto degli ultimi due anni e il capogruppo di An Antonio Cicchetti accusa: «È un gioco di prestigio degno di Mago Zurlì».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it