Stipendi d’oro ai comandanti grazie allo sconto sulle imposte

L’indennità di volo fa la differenza nella busta paga di piloti e comandanti: perché gode di un regime fiscale privilegiato che esenta da prelievi il 50% di quanto percepito. L’indennità di volo è di derivazione militare (come la gran parte delle regole dell’aeronautica civile) e trae origine dal concetto di rischio che viene, appunto, indennizzato con una specifica voce retributiva. Tutte le indennità riconosciute nei vari settori godono di un beneficio fiscale proprio per questa loro natura in qualche modo risarcitoria (indennità di maternità, di mensa, di trasferta, di esproprio, ecc.). All’Alitalia l’indennità di volo come parte variabile rispetto alla paga base fu introdotta negli anni Novanta; oggi rappresenta la voce di gran lunga più importante, e può valere il triplo dello stipendio base. Negli anni è lievitata, e a sua volta si è scomposta in un minimo garantito e in una quota proporzionata all’impegno effettivo. Il perché è semplice: grazie allo sconto sulle tasse permette di aumentare il netto in busta, con reciproco vantaggio per azienda e pilota. Se tutta la retribuzione fosse unificata nella paga base, l’aliquota fiscale salirebbe, il netto in busta si abbasserebbe, lo standard retributivo si deprezzerebbe rispetto ai riferimenti di confronto: la spirale continuerebbe con la richiesta di nuovi aumenti.
Ricordiamo alcune cifre sulle retribuzioni. L’Alitalia considera il costo medio di un comandante 225mila euro all’anno, comprensivo di tasse e contributi. Il netto in busta va dai 6,5 mila euro al mese di un comandante di prima nomina, ai 9,5-10mila di un collega con la massima anzianità. I piloti guadagnano meno: tra i 3,5 e i 5mila euro al mese. Forse aiuta di più un esempio, la busta paga relativa a settembre di un comandante con 20 anni di anzianità: paga base, 2.600 euro; indennità di volo garantita, 6.800 euro; indennità di volo giornaliera (corrispondente a 10 giorni effettivamente volati), 1.700 euro; diarie (riconoscono le spese di vitto in trasferta, a 42 euro al giorno), 420; il totale lordo fa 11.520. Il netto in busta è di 8.350, grazie al fatto che dei 8.920 euro corrispondenti a indennità e diarie, è tassata solo la metà.
L’indennità di volo, nella sua parte fissa, segue la logica che l’impegno contrattuale è di 900 ore all’anno, ma è poi l’azienda a programmare i voli. Se un pilota fosse chiamato a volare troppo poco, vedrebbe, suo malgrado, alleggerirsi la busta paga; e quindi gli è riconosciuto un minimo garantito, parametrato a grado e anzianità. L’indennità variabile, è calcolata a giornata, con valori tra i 120 e i 170 euro a giorno d’impegno. In passato era calcolata a ora di volo; ma può accadere che la programmazione preveda, in una giornata, solo 3-4 ore di volo, per 12 o 13 d’impegno, comprendendo le attese tra una tratta e l’altra. I piloti dissero: non possiamo intervenire sulla programmazione dell’azienda, quindi va riconosciuta la nostra reale disponibilità. Cai intende tornare al calcolo orario. E i piloti fanno capire che, su questo punto, si aprirà un nuovo contenzioso.