Gli stipendi d’oro dei protagonisti del gioco dell’Opa

Primato all’ex amministratore delegato di Bpi Fiorani con quasi due milioni di euro l’anno. All’ad di Unipol Sacchetti 1,5 milioni. Per il presidente Consorte paga da 1.485.000 euro

Adalberto Signore

da Roma

La disfida dei numeri la vince Gianpiero Fiorani. Che tra quelli che la scorsa estate sono stati ribattezzati i «furbetti del quartierino» grazie a una «felice» intuizione dello stesso Stefano Ricucci è certamente il meglio remunerato. Secondo Il Sole-24 Ore, infatti, con uno stipendio lordo di poco meno di due milioni di euro l’anno l’ex amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi poi diventata Banca Popolare Italiana nel 2004 era di poco al di sotto del cinquantesimo posto nella graduatoria delle buste paga dei dirigenti di società quotate in Borsa. Il compenso base percepito da Fiorani - da martedì a San Vittore con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’aggiotaggio, all’appropriazione indebita e al riciclaggio - è stato di 1.544.000 euro, 200mila euro in più rispetto al 2003. Ma il banchiere ha pure beneficiato di un premio per i risultati di 300mila euro, questo invariato rispetto al 2003. Se ai 1.844.000 euro si aggiungono poi gli 83.507 euro incassati per le cariche in società controllate si arriva poco sotto i due milioni (per l’esattezza 1.927.507, 158mila in più rispetto all’anno precedente). Nettamente più basse, invece, le retribuzioni degli altri dirigenti della Bpi. Il presidente, Giovanni Benevento, dimissionario con tutto il consiglio d’amministrazione dal 12 dicembre scorso, nel 2004 ha percepito 466.164 euro lordi. Mentre Desiderio Zoncada, vicepresidente della Bpi e presidente della Bipielle Suisse (dalla quale si è dimesso il 14 novembre) lo scorso anno ha incassato 82.750 euro lordi.
Di poco distanziato da Fiorani - ma solo in quanto a busta paga - Giovanni Consorte, presidente di Unipol. Già, perché nonostante la compagnia assicurativa sia la punta di diamante della finanza rossa e la sua sede sia in una certa via Stalingrado (a Bologna), i dirigenti hanno a tutti gli effetti stipendi da economia capitalista. Così, nel 2004 Consorte - oggi indagato dalla Procura di Roma per aggiotaggio informativo, manipolazione del mercato e ostacolo all’attività degli organi di vigilanza - ha incassato 1.355.271 euro lordi, circa 190mila euro in meno di Fiorani. È sui bonus, però, che l’ex ad di Bpi allarga il divario con il presidente di Unipol. Lo stipendio di Consorte va infatti arrotondato con i gettoni di presenza per la partecipazione ai consigli di amministrazione di Telecom Italia (110mila euro), Sorin (13mila) e Snia (7mila), ma si ferma a un totale di 1.485.000 euro lordi (contro i quasi due milioni di Fiorani). Alla Unipol, però, c’è anche chi guadagna più di Consorte. Si tratta di Ivano Sacchetti, vicepresidente e amministratore delegato, che nel 2004 ha incassato 1.578.151 euro, il 20 per cento in più rispetto all’anno precedente. Allo stipendio ordinario, poi, Sacchetti ha aggiunto il Tfr ricevuto per aver cessato nel 2004 il rapporto di lavoro dipendente con Unipol: 2,5 milioni che portano il suo totale dello scorso anno a circa quattro milioni lordi.
Il finanziere bresciano Emilio Gnutti, invece, nel 2004 ha percepito 279mila euro lordi per i gettoni di presenza nei consigli di amministrazione di varie società quotate: vicepresidente della banca Mps (171mila euro), consigliere di Unipol (46.816), Asm Brescia (50.106) e Snia (11mila euro). Ma è anche presidente e amministratore delegato di Hopa che paga ai propri amministratori oltre due milioni di euro complessivi.
E Antonio Fazio? Nel «quartierino» è uno dei meno fortunati. Nel 2003 (ultimi dati pubblici) ha dichiarato un reddito lordo di 712.844 euro.