Stipendi dei manager pubblici: Montezemolo top della classifica

La Corte dei conti: nel triennio 2002-2005 gli stipendi dei manager pubblici aumentati del 17,4%. L'ex presidente di Confindustria guida la classifica con 7,3 milioni di euro ma dice divertito: dalla Fiera di Bologna solo 97mila euro lordi all'anno

Milano - Nella pubblica amministrazione c’è stato un "marcato incremento della spesa complessiva per la retribuzione dei dirigenti" (+17,4% nel 2002-2005), ma non sono stati attivati "validi strumenti idonei a innescare meccanismi premiali o a combattere comportamenti neghittosi o negligenti". Lo ha detto il procuratore generale della Corte dei conti, Furio Pasqualucci, nel giudizio sul Rendiconto generale dello Stato relativo al 2007. Questa crescita della spesa, ha sottolineato il pg, è "un dato tanto più significativo tenuto conto che nel periodo considerato non sono stati siglati contratti collettivi".

Montezemolo Paperone È Luca Cordero di Montezemolo il Paperone di Stato (all’epoca era presidente della Fiera di Bologna) che nel 2006 ha registrato il reddito più alto, pari a oltre 7,3 milioni di euro. Uno "stipendio", raggiunto naturalmente anche grazie agli altri introiti, dalla Fiat a Confindustria, che è circa 1.500 volte superiore a quello del più povero, vale a dire Agostino Melloni, vicepresidente dell’Interporto di Rovigo, con appena 4.976 euro dichiarati.

Lui dice divertito: dalla Fiera 97mila euro lordi all'anno... È divertita e stupita, secondo quanto riferiscono ambienti di Maranello, la reazione di Luca Cordero di Montezemolo alla notizia di essere al primo posto, tra i manager pubblici, per reddito. È paradossale che venga definito manager di Stato - avrebbe commentato Montezemolo, secondo quanto riferiscono fonti della casa automobilistica - quando dal suo incarico alla Fiera di Bologna, sottolineano da Maranello, ha ricevuto, finchè è esistito il rapporto, 97 mila euro lorde all’anno, omnicomprensive. Il resto della somma che lo pone in cima alla classifica, con 7,3 milioni di euro, deriva infatti da attività private del presidente della Ferrari e della Fiat e da incarichi manageriali privati.

Energia, i ricchi abbondano Il petrolio è alle stelle e le paghe del settore energia non sono da meno. Subito dietro a Montezemolo, spiccano infatti due nomi espressione delle più importanti industrie energetiche del Paese: il presidente dell’Enel Piero Gnudi con 3,3 milioni di euro e quello dell’Eni Roberto Poli con 3,2 milioni. Il Cane a sei zampe piazza poi altri tre nomi sopra la fatidica soglia del milione di euro: l’ad Paolo Scaroni con 2,2 milioni (che l’anno prima svettava con 10 milioni) e i direttori generali Domenico Dispenza e Angelo Taraborrelli, appaiati a circa 1 milione. Redditi ragguardevoli sono poi quelli del presidente dell’Autorità per l’energia, Alessandro Ortis (555mila euro), dell’ad del Gse Nando Pasquali con 453mila euro e del presidente della stessa società Carlo Andrea Bollino con 217 mila euro. Sempre alti i redditi anche di chi nell’energia non lavora più, come l’ex presidente dell’Eni e, all’epoca della rilevazione numero uno delle Poste, Vittorio Mincato con 920mila euro, o come Chicco Testa, in passato presidente dell’Enel e nel 2006 presidente di Roma Metropolitane, con 768mila.

Piatto ricco anche per i trasporti Nei "magnifici 13" figurano anche l’attuale e il passato ad della Sea, Alfio Lamanna (all’epoca vicepresidente della società) con 2,1 milioni di euro e Giuseppe Bencini con 1,9 milioni: molto più basso è invece il reddito del presidente Giuseppe Bonomi (488 milioni di euro). Sopra il mezzo miliardo si trovano anche l’ad delle Ferrovie Mauro Moretti e Maurizio Prato (che tra Fintecna e Alitalia registrava 827mila euro), mentre il presidente e ad di Finmeccanica Piefrancesco Guarguaglini tocca i 2,8 milioni.

Tra i big anche qualche sconosciuto Se al numero 4 tra i più ricchi troviamo l’Ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio (che figura come presidente della Consap) con 3 milioni di euro e all’11/mo Massimo Romano (Sogin, 1,085 milioni), negli altri posti figurano anche personaggi per lo più sconosciuti al grande pubblico: come il presidente del Centro agroalimentare di Bologna Alberto Alberti Maffei con 2,4 milioni e il vicecommissario straordinario della Fondazione dell’Ordine Mauriziano di Torino Cristiana Maccagno con 1,9 milioni.

Sassi, ultimo tra i noti Tornando ai nomi più conosciuti, è il presidente dell’Inps Giampaolo Sassi quello con il reddito più basso, 98mila euro. Meno di un quarto rispetto a quello di Marco Staderini, presidente dell’Inpdap, che totalizza 447mila euro.