Stipendi dei politici all’esame di Monti

RomaÈ durato due ore l’incontro tra il premier Monti ed Enrico Giovannini, presidente dell’omonima commissione incaricata di studiare il confronto tra i costi della politica in Italia e quelli degli altri Paesi europei. «Il Presidente del Consiglio - recita una nota di Palazzo Chigi - ha preso atto dei rilievi formulati di cui il Governo terrà conto per le successive determinazioni di propria competenza». In verità la Costituzione restringe di molto questa competenza. Quindi valgono di più i commenti degli stessi deputati al riguardo. Dovrebbero essere loro, infatti, a mettere mano ai risparmi della politica. E questi sono praticamente tutti d’accordo nel demonizzare i rischi di deriva populista che l’indagine condotta dalla Commissione Giovannini sta provocando. La Boniver (Pdl), ad esempio, parla di «catastrofica comunicazione» della Commissione che pur non arrivando a conclusioni certe «ha inserito nel frullatore mediatico tutto quanto serve per alimentare il disprezzo per il Parlamento». Parole diverse ma stessa indignazione esprimono da tanti suoi colleghi: un coro di indignati che copre quasi per intero l’emiciclo di Montecitorio. «Viene da sorridere a pensare che i tagli delle indennità dei parlamentari possano portare a un risparmio significativo - spiega il segretario del Pri, Francesco Nucara -. Abolire le Province sarebbe il vero risparmio, circa 12 miliardi annui». La crociata anti-Province sarà portata avanti in parlamento da Di Pietro che ha chiesto di calendarizzare al più presto in Aula la discussione sull’abolizione delle Province. Ancor più radicale la proposta dell’ex ministro berlusconiano Gianfranco Rotondi. «Tra riduzione dei parlamentari e demagogia anticasta - spiega Rotondi - i poteri forti vogliono ridurre il Parlamento al peso che oggi hanno i consigli comunali. L’unica arma che ci resta per difendere il Parlamento è ripristinare il mandato parlamentare gratuito e onorifico, altrimenti col pretesto della casta ci giochiamo la civiltà parlamentare». A gongolare in queste ore solo i rottamatori alla Matteo Renzi (che parlamentare - guarda caso - non è). La formula del sindaco di Firenze è semplice: dimezzare i deputati e i loro emolumenti.
Intanto il 10 gennaio i questori di Camera e Senato metteranno mano alla prima bozza sulla riduzione delle indennità parlamentari.