«Stipendi dei prof in linea col prestigio della città toscana»

Stipendi altissimi, ma servizi erogati non sempre su analoghi livelli. Secondo il Sole 24 Ore, all’Università di Firenze gli stipendi di docenti e personale tecnico arrivano a quota 99,1%, superando così di quasi 10 punti percentuali il tetto sancito per legge (92,1% con gli «sconti»). Una situazione che ha portato anche a un blocco nei contratti dei ricercatori. Se è vero che l’intero sistema italiano soffre, però, stavolta il vecchio adagio «mal comune mezzo gaudio» non aiuta: Firenze sta un po’ peggio degli altri. I motivi? Li abbiamo chiesti al professor Leonardo Casini, prorettore al bilancio.

«Sul fronte degli stipendi la città “paga” il suo prestigio a livello internazionale, i suoi punti di eccellenza, la sua tradizione e - in una parola - il suo appeal».

In che senso?

«Firenze ha una quota di docenti tra i più anziani d’Italia, quindi con stipendi più elevati. E il loro numero è aumentato del 7% nell’ultimo anno. Pur considerando che la remunerazione di un docente è per legge identica in ogni ateneo italiano, il problema sta in questo: qui molti professori ottengono con più facilità l’idoneità a passare in una categoria superiore (da ricercatore ad associato, o da associato a ordinario) da parte di una commissione nazionale».

Come mai?

«Lavorare a Firenze dà più prestigio, più visibilità, maggiori chance di ottenere pubblicazioni e “punteggio” per avere l’idoneità. Una volta ottenuto il riconoscimento, il docente va pagato».

Il caso fiorentino è però tutt’altro che isolato...

«La vicenda coinvolge soprattutto gli atenei più antichi e prestigiosi, ma c’è una situazione di disagio generale: abbiamo entrate e uscite praticamente fissate dallo Stato, quindi poca autonomia reale».

C’è qualcosa su cui Firenze può fare un «mea culpa»?

«Osservando i dati, forse si poteva fare meglio. Sarebbe stato meglio essere più prudenti sugli avanzamenti di carriera. È una situazione nata negli anni Novanta. Ma si può sbagliare quando si hanno le informazioni: navigando a vista, non possiamo addossarci le colpe. Tanto che il nostro piano di rientro si rispecchia in un +0,5% di differenza rispetto alle spese dell’anno scorso».