Stipendi «ragionevoli» per Bazoli & Salza

da Milano

A fare lievitare i compensi dei top manager sono sia le stock option, sia le liquidazioni incassate quando si cambia lavoro. È il caso di Buora, che nel 2006 ha percepito 18,8 milioni dopo aver lasciato il gruppo Pirelli, per dedicarsi solo a Telecom Italia. Liquidazioni record si sono avute anche nel caso di Maurizio Romiti, per l’addio a Rcs o a Vittorio Mincato quando ha lasciato l’Eni. Un’eccezione alla moda delle super-buone-uscite l’ha fornita Vincenzo Maranghi, scomparso quest’anno, che nel 2003, nel lasciare il vertice Mediobanca dopo 30 anni, ha ricevuto 2,9 milioni. Poco più del reddito standard degli anni precedenti, nell’ordine del milione di euro. Rispetto ai loro manager ricevono compensi ragionevoli alcuni grandi presidenti di banca. È il caso di Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo, che ha un compenso fisso di un milione l’anno, in linea con quello di Enrico Salza, presidente del consiglio di gestione.
Le donne latitano. Anzi: ce ne sono solo due, e sorelle tra loro: Jonella e Giulia Ligresti, amministratrici del gruppo FonSai. La prima, che nell’ambito degli affari di famiglia è quella con le maggiori responsabilità, ha cumulato in 6 anni compensi per 15 milioni, mentre Giulia si è fermata poco sotto i 10 milioni. Sergio Marchionne, artefice del miracolo Fiat, è in classifica da solo due anni, con 7 milioni di reddito l’anno. Al pari del suo presidente e numero uno di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. Che però in 6 anni ha già raggiunto i 28 milioni. Ma gli esperti, da Marchionne, si aspettano il botto del secolo, quando matureranno le sue stock option. Ultima curiosità: per i soli gettoni di presenza nei vari consigli minori partono cifre da capogiro. Solo per la sua attività di consigliere di Mediobanca e Intesa Sanpaolo, per esempio, il presidente delle Generali, Antoine Bernheim, nel 2006 ha ricevuto 474.200 euro. Un signor stipendio anche da solo.