Lo «stipendio» dei partiti: 3,2 miliardi in 30 anni

La somma tiene conto di finanziamenti e rimborsi erogati in occasione di elezioni. Soltanto per le ultime regionali sono stati assegnati 210 milioni di euro

Francesco Kamel

da Roma

Dalle casse dello Stato verso quelle dei partiti scorre un incessante fiume di denaro. È quanto emerge dalla raccolta dei «Piani di ripartizione dei rimborsi elettorali ai partiti politici dal 1976 al 2005» effettuata dalla Camera dei Deputati. Sono stati presi in considerazione tutti i decreti della Presidenza del Senato e della Camera dal primo del presidente di Montecitorio Pietro Ingrao fino all'ultimo di Pierferdinando Casini. Si tratta di un monitoraggio sui finanziamenti e i rimborsi erogati in considerazione di 71 consultazioni elettorali dalle politiche del 1976 alle regionali di quest'anno. Nel 1976 c'era la Dc che per le elezioni politiche incassava 5,1 miliardi di lire mentre il Pci si fermava a 4,6. Oggi le sigle sono altre e i soldi pubblici dati ai partiti enormemente aumentati. MF calcola che negli ultimi 5 anni per i «rimborsi» sono stati sborsati dallo Stato 450 milioni di euro, di cui 210 milioni solo per le regionali di quest'anno. Dal 1976 i partiti hanno incassato circa 3,2 miliardi (oltre 6mila miliardi di lire) di cui 1,2 miliardi sotto forma di «rimborsi elettorali» e 2 miliardi per il «finanziamento» dei partiti in base alla legge del 1974 poi abolita dal referendum del 1993. In Italia il finanziamento pubblico alle formazioni politiche ha infatti una storia tormentata. Vent’anni dopo la legge del 1974, sull'onda di Tangentopoli, montò nell'opinione pubblica un sentimento di contrarietà verso i partiti. Nel 1993 gli italiani andarono alle urne per un referendum abrogativo del sistema del finanziamento pubblico ai partiti: per il «sì» si espresse il 90,3% dei votanti. Ma fatta la legge, l'inganno era presto trovato e per i partiti rimasero i «rimborsi» su cui il Legislatore è tornato più volte: nel 1997, nel 1999 e l’ultima volta nel 2002 dove è stato ancora aumentato il contributo dello Stato: all’incirca un euro per ogni voto riportato. I Radicali ci hanno visto un «tradimento» del referendum. «Nell'ultima relazione disponibile della Corte dei Conti - ricorda Maurizio Turco - relativa al controllo sui rimborsi elettorali delle politiche del 2001, si legge che per la consistenza che il legislatore ha dato ai rimborsi essi “appaiono preordinati a consentire, come in effetti hanno consentito, l'erogazione di contributi di gran lunga superiori alle spese e, quindi, di fatto, rivolti a finanziare l'attività dei partiti ben oltre le strette esigenze elettorali“. Ed è sempre la Corte dei Conti - continua Turco - a scrivere che questa legge “non converge con i risultati delle vicende referendarie“». Ma quella dei «rimborsi» è solo uno dei «benefit» per i partiti. È necessario infatti aggiungere alcune agevolazioni fiscali e i contributi ai giornali di partito. Ma non è tutto. Bisogna conteggiare anche gli emolumenti per gli eletti, di cui aumentano continuamente il numero e gli stipendi, il moltiplicarsi delle indennità e anche le migliaia di consulenze - c'è chi dice 200mila - che le pubbliche amministrazioni affidano a persone esterne alla Pubblica Amministrazione e che in larga parte sono impiegate «in staff» ai politici. D’altronde, la politica costa e praticamente tutti i partiti hanno appoggiato questo sistema che dei vantaggi. Per Rocco Crimi, amministratore di Forza Italia, «quello dei rimborsi elettorali ai partiti è un sistema del tutto trasparente e democratico». Per l’esponente azzurro «i moralisti che sono contrari devono prima spiegare come pensano di sostenere la politica che senza regole trasparenti e uguali per tutti rischia di prendere una brutta strada». Di certo le elezioni sono un momento cruciale, non solo dal punto di vista politico ma anche economico. Dice Crimi: «Per le europee abbiamo preso circa 55 milioni di euro mentre alle regionali, che hanno segnato una flessione per FI, abbiamo avuto circa 39 milioni». Il buon risultato delle europee «ha permesso di chiudere il bilancio 2004 con un utile di circa 6 milioni» che sono stati utilizzati «per abbattere il debito pregresso». Dai dati emerge che i contributi sono decisivi per i nostri partiti. Crimi lo fa capire chiaramente: «Nel 2004, a fronte dei 55 milioni incassati per le europee, abbiamo avuto 6 milioni derivanti dal tesseramento e 4 di donazioni di parlamentari e simpatizzanti». Dati indicativi anche perché Crimi ricorda che «Forza Italia è un partito snello che impiega quasi tutto per la comunicazione: abbiamo solo una sessantina di dipendenti mentre ricorriamo ai co.co.pro. in campagna elettorale». Per altri partiti più strutturati sul territorio il contributo è «vitale». C’è poi una curiosità: i soldi non arrivano “pochi, maledetti e subito“ ma come racconta Crimi «sono spalmati nei cinque anni della legislatura». Una decisione del Legislatore che magari contribuirà alla stabilità politica.