«Lo stipendio non ci basta» E il dirigente assalta la banca

Due figure temerarie con una realistica considerazione di se stessi. Troppa. Ore 10.25 di ieri mattina, una strana coppia di balordi fa incursione nella filiale del Credito Artigiano di Cesano Maderno. Impugnano pistole ed hanno il volto coperto da passamontagna. Tutto sembra filare liscio. Ecco l’imprevisto: qualcuno pigia il pulsante che trasmette il segnale d’allarme all’istituto di vigilanza. Sul posto, in via Monte Resegone, 10 vola una pattuglia di carabinieri. Ciak, si comincia: la cronaca nera sviluppa istantaneamente i suoi rituali più classici. I banditi intuiscono, sentono le sirene, le auto blu e bianche dei militari dell’Arma arrivano davanti alla banca. I militari si appostano, sono ormai una quindicina, hanno le Beretta d’ordinanza in mano. Il quartiere è isolato. La tensione sale alle stelle. I rapinatori si sentono in trappola: tentano il tutto per tutto. Agguantano il direttore, Aldo Losi, 45 anni, e un impiegato. Gli puntano la pistola col colpo in canna alla tempia ed escono allo scoperto. Urlano parole concitate, esigono che i carabinieri gettino le armi a terra. Vogliono aprirsi una via di fuga. Fanno i duri, o comunque recitano bene la parte: «lasciateci andare altrimenti ammazziamo gli ostaggi!».
Passano i minuti, alcuni dicono quindici altri venti: i carabinieri provano a calmarli: poiché non è si sa mai se i criminali abbiano o meno il fegato di freddare veramente i «prigionieri», nel dubbio vanno creduti sulla parola. Trascorre il tempo, i militari provano a calmarli. I balordi rientrano nella banca sempre con gli ostaggi che tremano come foglie: basta una leggera pressione sul grilletto e ci scappa il morto. Decidono di uscire dal retro: non ci riescono. Il tenente Mauro Maionese ed il maresciallo Sebastiano Ciancimino della compagnia di Desio fanno l’incursione e li intrappolano, facendoli finire in manette.
A poco a poco, si diffondono le prime notizie sul loro conto. Uno si chiama Oscar Terzi, 32 anni, residente a Senago e operaio a Seregno, uscito dalla galera grazie all’indulto. L’altro, è Antonio Canzanella, 40enne domiciliato a Garbagnate Milanese, piccolo dirigente di una ditta di depurazione. Sono pluripregiudicati: nel loro curriculum, rapine, furti, truffe. Ora si aggiunge il sequestro di persona. «Avevamo bisogno di soldi, lo stipendio non ci basta più», hanno spiegato i due ai carabinieri una volta in caserma.