Stoccata di Napolitano: "Mai due Italie divise" Applausi dal parlamento

Davanti alle Camere riunite, il capo dello Stato celebra i 150 anni dall'Unità d'Italia invocando "orgoglio, fiducia e coesione nazionale". E avverte: "E' fuoriviante pensare che si fermasse all'Alta italia"

Roma - Orgoglio. Fiducia. Unità nazionale. Citando Giuseppe Mazzini alle celebrazioni per i 150 anni dall'Unità d'Italia davanti al parlamento riunito, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ribadito "l'orgoglio delle vicende rinascimentali" per sottolineare che "non ci saranno mai due Italie divise". Per questo la memoria e la riflessione sono elementi "preziosi" per suscitare innanzitutto "orgoglio e fiducia". Preziosi per "suscitare le risposte collettive di cui c’è più bisogno" partendo proprio dalla Costituzione che, per Napolitano, resta "la valida base del nostro vivere comune".

Partire dalla Costituzione "Non ha nulla di riduttivo legare patriottismo e Costituzione - spiega il capo dello Stato alle Camere riunite - una Carta che rappresenta tuttora la valida base del nostro vivere comune, offrendo, insieme con un ordinamento riformabile attraverso sforzi condivisi, un corpo di principi e valori in cui tutti possono riconoscersi". Nella Costituzione, come venne indicato nella relazione Ruini, "l’innovazione più profonda" consiste per Napolitano nel poggiare l’ordinamento dello Stato su basi di autonomia, secondo il principio fondamentale dell’articolo 5 che legò l’unità e l’indivisibilità della Repubblica al riconoscimento e alla promozione delle autonomie locali, riferite, nella seconda parte della Carta, a Regioni, Province e Comuni. E continua: "Con la Costituzione approvata nel dicembre 1947 prese finalmente corpo un nuovo disegno statuale, fondato su un sistema di principi e garanzie da cui l’ordinamento della Repubblica, pur nella sua prevedibile e praticabile evoluzione, non potesse prescindere".

L'interesse generale del Paese "Non è certo mia intenzione passare qui in rassegna l’insieme delle prove che ci attendono - spiega il presidente della repubblica - vorrei solo condividessimo la convinzione che esse costituiscono delle autentiche sfide, quanto mai impegnative e per molti aspetti assai dure, tali da richiedere grande spirito di sacrificio e slancio innovativo, in una rinnovata e realistica visione dell’interesse generale". "Dell’identità nazionale è componente primaria il senso di patria, l’amor di patria emerso tra gli italiani attraverso vicende anche laceranti e fuorvianti - avverte, però, Napolitano - aver scoperto dopo il fascismo quel valore non può essere confuso con qualsiasi cedimento al nazionalismo". "Abbiamo conosciuto - afferma Napolitano - i guasti e pagato i costi della boria nazionalistica, delle pretese aggressive verso altri popoli e delle degenerazioni razzistiche". Poi ricorda: "Ce ne siamo liberati e dunque nessun impaccio è giustificabile, nessun impaccio può trattenerci dal manifestare la nostra fierezza nazionale, il nostro attaccamento alla patria italiana".

Il federalismo in chiave unitaria Proprio oggi Napolitano torna a richiamare l'attuazione del federalismo che deve avvenire solo in chiave unitaria. "Oggi - spiega il presidente della Repubblica - dell’unificazione celebriamo l’anniversario vedendo l’attenzione pubblica rivolta a verificare le condizioni alle quali un’evoluzione in senso federalistico - e non solo nel campo finanziario - potrà garantire maggiore autonomia e responsabilità alle istituzioni regionali e locali, rinnovando e rafforzando le basi dell’unità nazionale". Per questo, ragiona napolitano davanti alle Camere riunite, "è tale rafforzamento, non il suo contrario, l’autentico fine da perseguire".

Una riflessione sul Sud del Paese Per Napolitano, infatti, quello del divario tra il Nord e il Sud del Paese si deve considerare uno dei problemi di "ordine strutturale, sociale e civile che abbiamo ereditato tra le incompiutezze dell’unificazione perpetuatesi fino ai nostri giorni" e per il quale queste celebrazioni possono essere "occasione per una profonda riflessione critica per un esame di coscienza collettivo". Il presidente della Repubblica sottolinea che si tratta di un problema che si trova "al centro delle nostre preoccupazioni" e al quale "nessuna parte del nostro paese può sottrarsi". "E' essenziale - conclude il capo dello Stato - il contributo di una severa riflessione sui propri comportamenti da parte delle classi dirigenti e dei cittadini dello stesso mezzogiorno".

I rapporti con il Vaticano Il capo dello Stato ricorda, poi, che il rapporto con la Chiesa è "uno dei punti di forza su cui possiamo far leva per il consolidamento della coesione e dell’unità nazionale". Non solo. Napolitano ricorda anche che l’Italia ha sempre voluto garantire "la laicità dello Stato e la libertà religiosa e insieme il graduale superamento di ogni separazione e contrapposizione tra laici e cattolici nella vita sociale e nella vita pubblica". Si tratta per il presidente della Repubblica, di "un fine e un traguardo perseguiti e pienamente garantiti dalla costituzione repubblicana e proiettatasi sempre di più in un rapporto altamente costruttivo e in una collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del paese, anche attraverso il riconoscimento del ruolo sociale e pubblico della Chiesa cattolica". 

L'unità nazionale contro il terrorismo Secondo Napolitano, l’Italia superò sfide "rischiose e difficili" sul terreno "della difesa e del consolidamento delle istituzioni democratiche" contro "attacchi violenti e diffusi dello stragismo e del terrorismo". Sfide vinte allora, grazie "al solido ancoraggio della Costituzione" e alla partecipazione sociale e politica democratica che devono essere oggi "risorse sulle quali sempre fa affidamento la lotta contro l’ancora devastante fenomeno della criminalità organizzata". E proprio sull’unità nazionale il capo dello Stato ha insiste per dire che "ha operato e ha deciso a favore del successo il cemento unitario, impensabile senza identità nazionale condivisa". E di questo "bisognerebbe non dimenticarsene mai".

Uno sguardo rivolto al futuro Infine, guardo al futruro del Paese, Napolitano assicura che reggerà "alle prove che ci attendono, come abbiamo fatto in momenti cruciali del passato, perchè disponiamo anche oggi di grandi riserve di risorse morali e umane. Ma ci riusciremo ad una condizione: che operi nuovamente un forte cemento nazionale unitario, non eroso e dissolto da cieche partigianerie, da perdite diffuse del senso del limite e della responsabilità". "Non so - aggiunge Napolitano - quando e come ciò accadrà, confido che accada. Convinciamoci tutti, nel profondo, che questa è ormai la condizione della salvezza comune, del progresso comune".