Stocchi, dai telai per la Benelli ai jeans che conquistano l’Europa

Alberto Mazzuca

Un tipo deciso Franco Stocchi. Lo è sempre stato. Da ragazzo lascia Urbania, il suo paese posto lungo il fiume Metauro nella provincia che oggi si chiama Pesaro-Urbino, e va in Svizzera, nel San Gallo, ad imparare a fare il fresatore in una fabbrica meccanica che produce scambi per i treni. Quando poi se ne torna a casa, mette in piedi una propria officina che produce cavalletti, portapedali e piano piano anche telai per la Benelli di Pesaro. Fino a quando l'azienda di moto va in crisi. Allora si converte, quasi dalla sera alla mattina, nella produzione di jeans per conto terzi. E va per le spicce. Prende uno che sappia cucire, assume cinque ragazze e, allorché si tratta di acquistare i macchinari e non se ne trovano perché troppo richiesti, si reca a Caronno Pertusella dalla Singer, mette sul tavolo dello stupito direttore un bel pacco di soldi in contanti, l'equivalente di venti milioni delle vecchie lire, e compra in un battibaleno i macchinari che gli servono e che erano destinati ad un altro acquirente.
Il fiuto degli affari. Insomma, Franco Stocchi, classe 1946 e figlio di un commerciante di bestiame, ha nel Dna il fiuto per gli affari. E ha anche un buon fiuto nello scegliersi gli amici di viaggio. Così, quando la Benelli entra in crisi e lui si trova un'altra attività più redditizia, non chiude la sua officina meccanica. Anzi, divide il capannone in due: metà destinato alla nuova attività dei pantaloni, l'altra metà continua ad occuparsi di meccanica. Ma visto che il tempo è quello che è e lui si dedica in particolare all'abbigliamento, si trova un socio.
Come? Portando via da Pesaro il vicedirettore della Benelli, Arnaldo Giacinti, con la proposta di mettersi insieme in società. Nasce così la Sgm, ovvero Stocchi Giacinti Meccanica. Oggi quell'azienda ha 36 dipendenti, un fatturato di 8 milioni di euro e produce a Urbania telai per moto e per go kart, impianti per palestre (la Technogym è il primo cliente), auto elettriche per il golf.
Tremila capi al giorno. Stocchi pensa invece ai pantaloni e ai jeans, amplia l'attività ai giubbetti, ne sforna in grande quantità, anche tremila capi al giorno. Sempre a facon, sempre per conto terzi. Ed in un anno i dipendenti sono già una cinquantina. Così nel 1976 costituisce insieme al fratello più giovane, Mario, la Blue Line, un società che produce quasi esclusivamente per conto di un cliente olandese ed in cui lavora anche la moglie, Anna Buratti: si occupa della contabilità. Gli olandesi mandano giù uno schizzo, inizialmente Stocchi si limita solo al taglio e al cucito, col tempo comincia a scegliere anche il tessuto. E arriva a fare anche 7mila capi. Agli olandesi si affiancano clienti tedeschi, svedesi, persino giapponesi. «Sempre a facon», chiarisce. E il lavoro cresce, al punto che comincia a sua volta a far produrre jeans da terzisti in Puglia e in Abruzzo. Arriva a produrre montagne di jeans, anche un milione all'anno. E per clienti con marchi molto noti: Ball, Cotton Belt, Laura Biagiotti, Pooh, Rifle, Spitfire...
La ricerca e lo stile. A metà degli anni Novanta Stocchi s'imbatte nello stile e nella ricerca. Quasi per caso. Racconta: «Sentivo parlare di stilisti, sentivo parlare di ricerca. Un po' da tutti. E allora mi sono detto: bene, faccio anch'io ricerca e stile». Cerca qualche giovanotto di belle speranze che gli comincia a buttare giù qualche proposta di collezione nel mondo dello sportswear e a realizzare qualche esperimento sui tessuti. E nel '97 parte con il marchio Jackerson: pantaloni da golf in cotone con un inserto di alcantara sulle cosce su cui asciugare le mani. Un successo immediato che lo porta anche a creare una società, la Fashion Time, specializzata nella vendita di quel prodotto. Ad un certo punto bussa alla sua porta un cliente olandese davvero importante, ben 2500 miliardi di fatturato delle vecchie lire. E a questo cliente olandese Stocchi propone le sue prime collezioni, dalle camicie alle t-shirt, dal «cinque tasche» ai pantaloni normali. Accettate. E il giro d'affari raddoppia in tre anni. Oggi la Blue Line fa due collezioni complete all'anno e ogni 40 giorni una più piccola di una decina di capi. E ha aperto anche uno stabilimento in Romania in cui lavorano 160 persone e altre 300 con l'indotto nel cucire pantaloni e giubbetti. Ma Stocchi è un entusiasta, pronto a sfruttare tutte le opportunità. E quando un signore napoletano lo va a trovare a Urbania facendogli il nome di uno stilista italo-americano che vorrebbe fare qualcosa con il made in Italy, lui dice subito di sì. Ed incontra Salvatore Parasuco
Salvatore è un siciliano di Capizzi, in provincia di Messina, che nel 1957, a quattro anni, finisce in Canada al seguito del padre emigrante. Si interessa di moda in maniera abbastanza insolita: a 14 anni lava le vetrine dei negozi rimanendo affascinato da quelle di abbigliamento. In particolare dal denim: quando va ancora a scuola, acquista i jeans all'ingrosso, li lava nella lavanderia di casa giorno e notte per farli apparire come usati e poi li vende ai suoi compagni. A 19 anni apre il suo primo negozio, nel '75 fonda la Santana Jeans ed è tra i primi ad introdurre in Canada innovazioni come l'acid-wash e lo stretch. I suoi jeans, prodotti in Cina e arricchiti di borchie e disegni vari, sono così particolari da sfondare ad Hollywood e nello star-system, soprattutto da quando sono indossati da Mickey Rourke o da qualche cantante pop e rap. Tra Stocchi e Parasuco basta poco per intendersi. E Stocchi acquisisce per l'Europa la licenza della linea Parasuco Cult. Fonda così nel 2003 Blue Jenius, una società commerciale che gestisce la licenza Parasuco Cult e un marchio di proprietà, Crosby Hallen & Cobb: nomi inventati di sana pianta e utilizzati nello sportswear maschile per un abbigliamento elegante con caratteristiche di vissuto. «Un falso trasandato», commenta Alessandro Gramolini, lo stilista.
L’ultima invenzione: la squadra. In questa società Stocchi, che detiene la maggioranza, non è solo. Con lui ci sono tre giovani pieni di entusiasmo e di idee: Gramolini, lo stilista che è originario di Roma ed è il più anziano del terzetto essendo del 1964; Luca Santini, nato a Cagli e sposato, fa il direttore operativo; Carlo Gallo, che è il responsabile commerciale, viene invece dal nord essendo di Rivarolo Canavese e appartiene ad una famiglia che opera nell'abbigliamento da quattro generazioni. Con loro gli originari jeans Parasuco, denim prodotto in Cina, sono diventati un prodotto italiano con uno stile italiano.
Si rivolgono ad un target medio-alto e alto, hanno ricami con perline, borchie in metallo, conchiglie e pietre colorate, i prezzi partono da almeno 150 euro. Ed essendo realizzati in materiale elasticizzato, chiarisce Gallo, «hanno una vestibilità particolare che definiamo push up in quanto valorizza la silhouette. In particolare verso il fondo schiena».
Resta il fatto che in un solo anno sono stati venduti 200mila capi, con il 30% all'export, e il giro d'affari di Blue Jenius ha toccato i 10 milioni di euro che quest'anno dovrebbero arrivare a 16.
«Ci muoviamo in controtendenza», afferma Stocchi il quale, oltre alla meccanica e all'abbigliamento, ha anche un'attività immobiliare, è un appassionato di caccia e moto e risulta tra i primi 5 contribuenti delle Marche. Ha tre figli (Francesca si occupa di pubbliche relazioni alla Blue Jenius, Lucia di amministrazione alla Blue Line, Davide, tredicenne, fa le medie), gli piace raccontare di avere trasformato l'alta valle del Metauro nella «Valle Blu», e cioè in un polo produttivo di jeans, snocciola con soddisfazione anche i numeri del suo successo: tre milioni e mezzo di capi all'anno come Blue Line (60 dipendenti diretti e un indotto attorno alle duemila unità, fatturato di 60 milioni di euro di cui l'85% grazie all'export), 700mila con il marchio Jackerson, 300mila come Parasuco Cult e Crosby Hallen & Cobb. Chiare anche le strategie: ampliare con il marchio Jackerson il raggio d'azione e, dopo il golf, è ora il momento del motociclismo grazie all'accordo raggiunto con la Ducati. Ampliare con Parasuco Cult la gamma dei prodotti, dalle scarpe all'intimo, e con Crosby Hallen & Cobb sviluppare la linea donna. Soprattutto acquisire nuove licenze e far nascere nuovi marchi di proprietà. Stocchi, insomma, pensa in grande. E con lui anche il terzetto Gramolini-Santini-Gallo. Con un sogno unico: arrivare a conquistare l'Europa. (61. Continua)