«Stolas», progetto mistico per il Masada Quintet

Per il terzo appuntamento della stagione di Aperitivo in Concerto, lunedì alle 21 al Teatro Manzoni (www.aperitivoinconcerto.com), ritorna la musica dell'altosassofonista e compositore John Zorn, uno dei più grandi autori e interpreti contemporanei, con cui Aperitivo giustamente «intrattiene da lungo tempo un rapporto costante e proficuo». Zorn propone in prima e unica data italiana il suo gruppo Masada (cioè Dave Douglas tromba, Uri Caine pianoforte, Greg Cohen contrabbasso, Joey Baron batteria) al quale si aggiunge Chris Potter sax soprano e tenore che sostituisce l'annunciato Joe Lovano infortunatosi a una spalla. Per l'occasione Zorn, leader riconosciuto della nutrita comunità dei musicisti ebrei d'avanguardia degli Stati Uniti, presenta un nuovo progetto intitolato «Stolas», suggerito alla sua fantasia dalla tradizione mistica ed esoterica dell'ebraismo (kabbalah). Zorn, nato 56 anni fa a New York, è uno dei musicisti più multiformi e geniali che si conoscano, e quindi è impossibile definirlo o peggio incasellarlo in qualche genere o tendenza. Ci ha provato, ad esempio, il compianto Steve Lacy, che per la musica del collega ha inventato termini come postfree, iperfree e polifree, ma inutilmente. Fra i compositori cui Zorn si è ispirato vengono menzionati John Cage, Charles Ives, Anthony Braxton, Jimmy Giuffre e Ornette Coleman. I suoi esordi estremi e violenti (cacofonie e soqquadri voluti, assoli di Charlie Parker eseguiti alla rovescia e simili, copertine di cd da non mostrare ai bambini) gli hanno procurato la fama di cattivo anche sul piano personale, ma non è affatto così. Ne sanno qualcosa i responsabili del Jazzfest di Vicenza che nello scorso maggio, in cambio di un'ospitalità squisita per la quale è d'obbligo citare il nome di Angela Piovene, hanno potuto apprezzare un uomo affabile e gentile. E poi, nell'incanto del Teatro Olimpico, sono stati premiati con un concerto straordinario (al pianoforte c'era Uri Caine): Zorn, in mezzora di improvvisazione, ha superato se stesso e i limiti del suo strumento con urla feroci, dolcezze infinite, torsioni brutali e l'insopprimibile dolore del klezmer. Ecco, questo sono io, sembrava dire, ed era vero. Fra i suoi momenti di vertice si possono ricordare (quasi a caso) le opere per l'amato cinema, la partitura di Cat O' Nine Tails per il Kronos Quartet, i mixaggi di rock, musica informale ed elettronica con Art Lindsay e Bill Laswell (1982), il trionfo al Festival di Moers del 1985. Del suo strumento esclusivo, il sax alto, fa quello che vuole. I musicisti scelti per interpretare i brani di Stolas nel concerto milanese sono fra i più noti e apprezzati del jazz attuale. Ma una menzione speciale spetta al pianista Uri Caine, ormai quasi italiano di adozione, soprattutto dopo la sua pregevole direzione (e il suo cartellone) della Biennale Musica di Venezia del 2003, considerata fra le migliori dagli intenditori.