Stoltzman, clarinetto fra jazz e classica

Altro che l’eterno comprimario della situazione, capace di sortite fascinose, ma pur sempre legato al gioco di squadra di un’orchestra. Il clarinetto può essere nobilitato al rango di solista. Lo sostiene e dimostra strumento alla mano, Richard Stoltzman, virtuoso di clarinetto. A lui spettò rompere il ghiaccio alla Carnegie Hall di New York e all’Hollywood Bowl di Los Angeles dove sfidò le convenzioni proponendosi come solista. Correva l’anno 1986 e Stoltzman era il primo strumentista a fiato ad aggiudicarsi l’Avery Fisher Prize. Senza precedenti il suo recital di jazz classico all’Opera di Bayreuth. Ha dato vita a sodalizi memorabili, condividendo il leggio con il violoncellista Pablo Casals e Rudolf Serkin al pianoforte. Stoltzman approda oggi in città (ore 20.30), domani (ore 19.30) e domenica (ore 16), nell’Auditorium in Largo Mahler, ospite dell’Orchestra Sinfonica Verdi con la quale proporrà la Rapsodia per clarinetto di Debussy e i Fantasma-Cantos che Toru Takemitsu ha scritto appositamente per lui. Chiusura per sola orchestra con le Variazioni sul tema Haydn op.56 e Danze ungheresi di Brahms. Sul podio Junichi Hirokami, classe 1958, di Tokyo, da poco stabile alla testa della Columbus Symphony Orchestra, nell’Ohio. Piuttosto singolare il cammino di Stoltzman, figlio di un sassofonista invaghito di Frank Sinatra, Ella Fitzgerald e Nat King Cole, e un clarinetto deposto nella custodia e prontamente scovato dal figlioletto ficcanaso.