Stoner e Ducati, meraviglie del motomondo

R olling Stoner è il puffo australiano che ha portato la Ducati in vetta al motomondo. Casey, questo il vero nome, non ha lo sguardo irriverente e l’occhio imprevedibile di Valentino Rossi, non ha l’espressione assetata di Max Biaggi o quella un po’ boscaiola e un po’ coraggiosa di Loris Capirossi. Casey sembra un’impiegato di banca, delle poste, un contabile e non se ne abbia l’uno e non se ne abbiano gli altri. È solo per dire che tutto potrebbe sembrare, ma non un pilota di moto. Per di più, della classe regina; per di più della Ducati, simbolo della febbre e del coraggio motociclistici.
Invece questo è Casey. La scommessa di casa Ducati è nata da un’intuizione del direttore sportivo, Livio Suppo, che di fronte a Gibernau che perdeva i pezzi ha deciso di puntare sul ragazzino australe che solo per grazia ricevuta non aveva perso pezzi a sua volta. Quante botte, quanti voli, quante spatasciate sull’asfalto. Tutte acrobazie che gli avevano, giustamente, regalato il soprannome di Rolling Stoner.
Ma, sul tavolo verde del motomondiale, la scommessa Ducati è stata vincente. Risultato? Trionfi a raffica, dieci (il primo nel gp d’esordio, battendo proprio Rossi), un’innata grazia nel domare il bolide di Borgo Panigale e il titolo con tre Gp d’anticipo, a 21 anni e 342 giorni. Il più giovane di sempre dopo Freddie Spencer (21 anni e 258 giorni). E non è un caso.