Stoner fa il Dottore e Rossi ammette: "Non guido bene"

Il leader del mondiale rimonta sul bagnato, beffa Vale e regala alla Ducati la quinta vittoria

Donington - Adesso si fa dura. Non tanto perché il distacco è salito a 26 punti, quanto per il valore e la consistenza dell'avversario. Casey Stoner fa paura, è forte, è veloce, sopporta la pressione senza problemi, guida bene sia sull'asciutto sia sul bagnato, dispone di una Ducati super competitiva e di gomme Bridgestone eccellenti. Una situazione nuova per Valentino Rossi, abituato in passato a tritare gli avversari, a distruggerli prima psicologicamente e poi sportivamente in pista.

«Stoner è molto forte - è il riconoscimento del campione -, è in una condizione tecnica favorevole e per batterlo bisognerebbe che io riuscissi a guidare al massimo del mio potenziale, esattamente come sta facendo lui in questo momento».

Invece, mentre Stoner conquista un'altra vittoria strepitosa, la quinta su otto gare, Rossi si deve accontentare di un quarto posto a oltre 21 secondi dalla vetta e a 10 dal secondo posto del compagno di squadra Colin Edwards. Un dato che dice, inequivocabilmente, che Valentino a Donington non ha guidato come avrebbe dovuto, che la sua gara è stata ben al di sotto delle aspettative. «È inutile arrampicarsi sugli specchi - ammette con la solita onestà -: è lampante che Edwards è stato più bravo di me».

E lo è stato per tutto il fine settimana: nelle libere sul bagnato, nelle ufficiali sull'asciutto. Insomma, è stato un Gp complicato per Rossi, che tanto in prova (due cadute) quanto in gara (un dritto che gli ha fatto perdere tre secondi) ha commesso errori per lui inusuali. Ora, naturalmente, sarebbe ingiusto parlare di crisi, ma di grande difficoltà sì. «Il problema - è la sua analisi - è che le gomme fanno troppa differenza. Le Bridgestone sono costanti e veloci in ogni situazione, alle Michelin basta un minimo cambiamento atmosferico perché non funzionino più come dovrebbero».

Ma il vero problema è che Stoner si sta dimostrando un grandissimo pilota. Il Gp di Gran Bretagna è stato corso in condizioni difficilissime, con l'asfalto prima bagnato e poi, nel finale, quasi completamente asciutto e Casey ha iniziato la gara sbagliando la partenza. Al primo intermedio era addirittura dodicesimo, alla fine del primo giro settimo e in una situazione tanto complicata era facilissimo commettere un errore. Ma Stoner, sfruttando al meglio il pacchetto a disposizione, non si è spaventato e guidando da consumato campione - nonostante i suoi 21 anni - ha cominciato a rimontare, fino a portarsi al comando a metà gara. Da lì in poi, per lui è stato semplice amministrare un vantaggio che, giro dopo giro, si è fatto sempre più consistente.

«Questa è la dimostrazione che la Ducati non è solo potenza pura - ha detto sorridente, tranquillo come se avesse vinto una gara con gli amici -. Ho a disposizione un ottimo pacchetto, per vincere basta non commettere errori». È modesto Casey, ma in questo momento è lui che fa la differenza, perché gli altri piloti Ducati sono lontani, anche se Loris Capirossi ha vanificato un probabile podio, cadendo a sei giri dalla fine mentre era quinto e in furibonda rimonta. Nell'anno della consacrazione della Ducati e dei trionfi di Stoner, fa specie la crisi della Honda, inferiore anche a Yamaha, Suzuki e forse addirittura Kawasaki. La RC212V va così male, che perfino il cocco Daniel Pedrosa, ottavo al traguardo, ha sparato a zero contro l'Hrc, non escludendo la possibilità di accettare altre offerte per la prossima stagione. E pensare che la quattro cilindri è stato costruita proprio per accontentare le richieste del pilota bonsai.