Stoner a Rossi: «Caro Vale devi imparare a perdere»

«Ha smesso di parlarmi e ha detto alcune cose su di me che non mi sono piaciute»

da Phillip Island

Il ragazzo ha carattere, niente da dire. Non solo in pista dove, conquistando otto gare, ha dimostrato di essere un degno campione del mondo, ma anche e - soprattutto - senza casco e tuta di pelle addosso. Un campo solitamente minato per gli avversari di Valentino Rossi, schiacciati fuori dalla pista, prima ancora che in sella a una moto, dalla personalità e dal carisma del fenomeno di Tavullia. Ma Casey Stoner è diverso dai suoi predecessori, da quei piloti che per anni hanno tentato invano di far scendere dal trono Valentino, rimediando solamente sconfitte cocenti. Era capitato prima a Max Biaggi, poi a Sete Gibernau, entrambi annientati come uomini e come piloti. Ma con Stoner è differente. Vuoi perché Casey è australiano e i piloti di queste parti - basta ricordare il cinque volte iridato Mick Doohan - sono più freddi e insensibili e se ne fregano di quello che viene scritto sui giornali o di quanto dichiarato da un rivale. Vuoi perché Stoner è ancora un ragazzino e a soli 21 anni (ne compirà 22 martedì prossimo) non hai paura di nessuno, un po' come successe allo stesso Rossi quando nel 1996 debuttò nel mondiale. Vuoi perché il il titolo vinto in modo così perentorio ha dato al pilota della Ducati una grande sicurezza nei propri mezzi, fatto sta che Casey non ha nessun timore di dire, o comunque di far conoscere a Rossi il suo pensiero. È successo tante volte durante la stagione, si è ripetuto a Phillip Island, con uno sfogo - ai limiti della polemica - di Stoner ai giornalisti australiani. Per Casey, Valentino era un'icona, tanto da riportare il nome di Rossi sulla maglietta celebrativa del titolo vinto in Giappone, dove però Stoner è rimasto male per non aver ricevuto in pista le congratulazioni dall'avversario della Yamaha. Di qui le dichiarazioni rilasciate ai giornali australiani.
«Valentino - è il suo pensiero - è stato uno dei miei idoli per molto tempo. Quando seguivo le gare solo in televisione, lo seguivo sempre e ammiravo il suo talento. Facevo lo stesso con Doohan perché loro erano esattamente il tipo di piloti ai quali avrei voluto assomigliare». Nonostante questo, però, secondo l'australiano Rossi ha cambiato atteggiamento nel corso della stagione. «All'inizio dell'anno - continua Stoner - ho parlato con Valentino e gli ho detto che non volevo fare la fine di Gibernau e Biaggi. Ma dopo un po', lui ha smesso di parlarmi e ha fatto alcune affermazione nei miei confronti che non mi sono piaciute molto».
Stoner non ha gradito che qualcuno - e Rossi tra questi - abbia attribuito gran parte del merito delle sue vittorie solo alla potenza della Ducati o alle gomme Bridgestone. «Dopo le prime gare, tutti dicevano che trionfavo grazie alla velocità della nostra moto, poi però abbiamo continuato a vincere anche in circuiti molto lenti. Il problema è che alla fine non hanno accettato (stavolta Casey non fa nomi, ndr) di essere battuti».
Insomma, un po' di pepe su una sfida partita stamattina alle sette (ora italiana, replica su Italia 1 alle 14) con i tre più forti piloti uno fianco all'altro: Pedrosa in pole, Rossi secondo e Stoner terzo.