Stoner vola, Valentino fa fatica È allarme: cercansi nuovi Rossi

Qatar, Pedrosa tampona Vale. Italia appesa al Doc: manca la nuova generazione

da Losail (Qatar)

Fa un certo effetto e si rimane quasi increduli nel vedere sfrecciare le moto a 327 km/h alle nove di sera nel buio del deserto, illuminato a giorno da 3700 fari per un totale di 5,4 milioni di watt. Uno spreco energetico costato 15 milioni di euro per far felici gli emiri e per battere la F1 nell’essere i primi a correre sotto le luci artificiali. Comunque una novità per questo mondiale che si annuncia come una lunga caccia al campione del mondo Casey Stoner, seguito da altri giovani agguerriti e da Valentino Rossi più affamato che mai. «Non sono il favorito - ammette Vale - semplicemente perché l’anno scorso non sono riuscito a conquistarmi questo ruolo, ma il mio obiettivo è tornare a esserlo». Ma che fatica.
È infatti un Valentino ancora in difficoltà, come nei due giorni di test effettuati su questa pista la settimana scorsa, costretto a inseguire Stoner con il miglior tempo, ma anche il suo compagno in Yamaha, Lorenzo, munito di gomme Michelin. Un Rossi alle prese anche con un incidente con Pedrosa finito a terra dopo averlo violentemente toccato. Un Rossi che resta però il punto di riferimento del nostro motociclismo che fatica a sfornare eredi al suo livello. Per questo è bene cominciare a guardare cosa propone il vivaio italiano, perché anche Loris Capirossi, un altro che ha fatto la storia, ha ormai 35 anni e questa potrebbe essere la sua ultima stagione. Se si aggiunge che Max Biaggi è in SBK, campionato paragonabile, senza offesa, alla serie B calcistica, ecco che è necessario scoprire nuovi talenti per continuare una tradizione che ci vede vincenti, in una categoria o nell’altra, ormai da decenni.
Per la verità, per qualche stagione ancora dovremmo avere le spalle coperte, perché dalla 250 sono arrivati in MotoGP due giovani molto interessanti: Andrea Dovizioso, di Forlì, 22 anni il prossimo 23 marzo, e Alex De Angelis, nato a Rimini 24 anni fa, ma in realtà di San Marino. Senza dimenticare, naturalmente, Marco Melandri, che ha solo 25 anni, ma ormai è considerato un veterano perché corre dal lontano 1998. Dovizioso, un titolo mondiale conquistato in 125 nel 2004, ha vissuto gli ultimi due anni all’ombra dello spagnolo Jorge Lorenzo, altro ventenne di belle speranze, nuovo compagno di squadra di Rossi alla Yamaha. Con una Honda 250 decisamente inferiore, Andrea è comunque riuscito a tenere testa a Jorge e quest’anno debutta in MotoGP in sella a una Honda RC212V «non ufficiale», ma comunque competitiva. Il Dovi, come viene soprannominato, è forte, molto riflessivo, con una grande lucidità in gara: non è Rossi, ma è sicuramente un pilota in grado di cogliere risultati importanti e nel giro di qualche stagione può diventare uno dei grandi della MotoGP. De Angelis ha talento, ma fino a oggi ha raccolto meno delle sue possibilità: una sola vittoria in 250. Anche lui è in sella a una Honda non ufficiale, quella del team Gresini: ha buone possibilità di mettersi in mostra, ma deve ancora migliorare.
Decisamente meno positiva la situazione in 250: di fatto, ci sono solo due giovani italiani interessanti. Marco Simoncelli, 21 anni di Cattolica, per il momento è più noto per essere amico di Rossi, mentre Mattia Pasini, 22 anni di Rimini, è al debutto in 250, dopo aver corso per quattro anni in 125, dove ha vinto otto gare. Pasini ha sicuramente talento, ma la sua scalata alla MotoGP è resa ancora più difficile da una menomazione permanente al braccio destro. In 125, le speranze italiane sono tutte affidate a Simone Corsi, 20enne romano, e al suo coetaneo Raffaele De Rosa, napoletano doc. Due bravi piloti, ma diciamo la verità: Rossi, Capirossi e Biaggi erano un’altra cosa.