Stones, è faida continua Jagger risponde a Richards «Sei solo un tossicomane»

Londra. Alla fine sono maschi. Anche se tra i più grandi artisti del pianeta. Anche se hanno sfornato capolavori come Satisfaction, anche se riempiono ancora gli stadi. E, i maschi, si sa, quando vogliono offendersi vanno dritti lì: sotto la cintola. Cominciano a usare il centimetro quando gli spuntano i primi peli e lo ritirano fuori ogni volta che vogliono ridicolizzare il collega-amico-nemico. E così Keith Richards, il mitico chitarrista dei Rolling Stone, nella sua autobiografia intitolata Life (Feltrinelli) non ha trovato di meglio per attaccare il leader della band, il grande Mick Jagger, proprio sulle dimensioni del pene aggiungendo che le doti di Mick a letto sarebbero «misere». La questione va avanti da giorni, da quando si sono avute le anticipazioni del libro, uscito il 28 ottobre. Però è troppo ghiotta per chiudersi. Così ieri i giornali inglesi pubblicavano foto nude e seminude dei due: una con un costumino attillatissimo del cantante sembra dar torto al chitarrista e ragione a Jerry Hall, che era subito intervenuta in difesa del marito. «È davvero ben dotato - ha confermato - Dovrei saperlo: sono stato con lui per 23 anni. Keith è solo geloso».
Nel suo libro, Richards ha aggiunto una rivelazione altamente imbarazzante sulla relazione tra il frontman della band e Marianne Faithfull: «Lei - scrive il vissuto chitarrista nel libro - non si divertiva con il suo piccolo “serpente“. So che ha un enorme paio di palle, ma non bastano a riempire il vuoto». Il chitarrista parla anche dei lati caratteriali del leader degli Stones: lo definisce «insopportabile», rivela che i suoi collaboratori lo chiamano «Sua maestà» o meno rispettosamente «Brenda».
Basterebbe per distruggere un’amicizia e una collaborazione che dura da quasi cinquant’anni. Ma Jagger la prende con filosofia e, invece, che, per par condicio, infierire sulle doti del chitarrista, ha tagliato corto dicendo che in effetti quella biografia è un po’ malevola, qua e là ma, che cosa ci si poteva aspettare da un drogato alcolizzato? E, quindi, nessun problema per il prossimo tour e il nuovo album dove i due continueranno ad esibirsi insieme senza però parlarsi. «Non vado nel camerino di Mick da più di vent’anni», dice Keith. «Non me ne importa nulla», tuona Jagger in una lettera intercettata e pubblicata dalla rivista Usa Slate: «Tutto questo viene da un tizio che ha quasi 70 anni e per il quale i gay sono dei froci e le donne puttane. Lui si addormentava nei camerini prima dei concerti e non lo si poteva svegliare, dato che tiene una pistola sotto il cuscino ed è capace di puntartela contro se si arrabbia». Riassumendo, «Keef» è «un tossico» dal quale Jagger si è allontanato perché «non si può immaginare cosa sia andare in tour con un alcoolizzato consumatore di crack».
Ma neppure Keith si turba della risposta e non vede torna di tornare sul palco accanto a lui. «Dopo tutti questi anni trascorsi a lavorare insieme, abbiamo molto materiale non finito che avevamo lasciato fuori dall’ultimo album su cui lavorare. E conoscendo Mick come lo conosco io, è un compositore molto produttivo. Anch’io ho delle idee e le metteremo insieme a dicembre o a gennaio. Non vediamo l’ora di lavorare».