«Stop agli aumenti automatici dei salari»

da Milano

Nel giorno in cui i 160mila dipendenti del pubblico impiego in Germania chiedono «un aumento dell’8%, almeno 200 euro, per 12 mesi», Jean-Claude Trichet torna a puntare il mirino proprio sui salari, potenziale causa di innesco di ulteriori tensioni inflazionistiche.
«Eliminiamo i fenomeni di indicizzazione automatica nelle nostre economie», ha detto ieri il presidente della Bce davanti all’Europarlamento, proponendo nella sostanza uno stop agli adeguamenti salariali. Trichet, preoccupato dei cosiddetti effetti di secondo livello sull’inflazione, chiede da tempo moderazione nei rinnovi. «Tenendo conto che i picchi sui prezzi ci sono regolarmente - ha spiegato -, se c’è un’impennata dell’inflazione e se automaticamente vengono aumentati i salari e il costo unitario del lavoro rispetto a una loro evoluzione spontanea, allora ci saranno delle conseguenze, a partire dal grosso rischio di ritrovarsi in una situazione negativa per la crescita e la creazione di posti di lavoro. Sono proprio questi effetti di second round che vogliamo evitare».
Il nodo-inflazione ha occupato buona parte dell’intervento del numero uno dell’Eurotower a Bruxelles. Puntualmente, Trichet ha ribadito che l’istituto «è pronto ad agire» contro i pericoli di inflazione. Con il carovita balzato al 3% nella euro zona e destinato «nel prossimo futuro a restare al di sopra del 2%», a Francoforte è scattato l’allarme rosso. Dopo l’ultima riunione, l’orientamento di politica monetaria pare più sbilanciato sul versante restrittivo, ma Trichet deve anche contemperare «i rischi al ribasso» per le previsioni di crescita economica provocati anche dalla volatilità dei mercati finanziari. Così, l’evoluzione dei tassi continua a presentare forti margini di incertezza.
La Bce, così come la maggior parte delle banche centrali, deve inoltre fare i conti con la crisi di liquidità provocata dalla crisi dei mutui subprime. Martedì l’Eurotower ha immesso sul mercato quasi 350 miliardi di euro al tasso fisso del 4,21%, contribuendo a stemperare le tensioni sui tassi interbancari, mentre ieri l’istituto ha assegnato 10 miliardi al tasso fisso del 4,65%. La battaglia non è comunque ancora vinta. «Le banche centrali sono pronte a fronteggiare la materializzazione di rischi di credito», ha dichiarato Trichet. Che a proposito dell’iniezione di liquidità ha precisato come l’operazione sia stata effettuata «contro solidi collaterali (titoli in garanzia, ndr) come sempre avviene».