Stop ai centri sociali, solo il Polo vota sì

Il centrosinistra si oppone: «È sufficiente isolare i violenti». Tensione per due manifestazioni organizzate dagli antagonisti in ricordo di un giovane ucciso

Enrico Silvestri

da Milano

Momenti di tensione ieri in città, a causa di due manifestazioni organizzate dai Centri sociali per l’anniversario della morte di Davide «Dax» Cesare. Il giovane, 26 anni, fu accoltellato tre anni fa durante una rissa con simpatizzanti di destra, e subito dopo si accesero scontri furibondi tra «antagonisti» e forze dell’ordine davanti all’ospedale San Paolo dove era stato ricoverato il ferito. Dopo le devastazioni di sabato del resto, la città ha i nervi a fior di pelle, tanto che il consiglio comunale ha votato una mozione che di fatto chiede la chiusura dei centri che maggiormente si sono segnalati per atti di teppismo.
Con le ferite ancora aperte per gli incidenti di sei giorni fa dunque, la città ha vissuto ancora attimi di apprensione. Fin dal mattino infatti una cinquantina di «antagonisti» si sono radunati davanti al palazzo di giustizia, in concomitanza con la requisitoria finale del processo per i fatti di tre anni fa al San Paolo. Nella notte del 16 marzo 2003, ci furono infatti scontri tra giovani e forze dell’ordine fuori e dentro l’ospedale dove era stato portato agonizzante Dax. Sotto processo per quegli eccessi quattro manifestanti e tre appartenenti alle forze dell’ordine. Ieri è iniziata la requisitoria del pubblico ministero e la sentenza è attesa per giovedì 23. Il presidio si è svolto senza incidenti e i manifestanti dopo aver agitato uno striscione a caratteri rossi e blu con su scritto: «Al San Paolo come alla Diaz, massacri e menzogne» se ne sono andati, senza creare disordini.
E proprio sul luogo dove avvenne lo scontro mortale (all’angolo tra via Brioschi e via Zamenhof, in zona Navigli) in serata, praticamente in concomitanza con la fiaccolata di corso Buenos Aires, circa 150 giovani si sono ritrovati per commemorare la morte di Dax. Gli «antagonisti» avevano infatti ottenuto dalla questura il permesso di occupare la strada dalle 18 a mezzanotte, anche se nei loro comunicati e manifesti l’appuntamento risultava fissato alle 20. E difatti per tutto il pomeriggio le strade erano presidiate da un discreto contingente di poliziotti, tutti rigorosamente in borghese per evitare scintille, ma i manifestanti sono arrivati solo dopo le 20, si sono fermati un po’ gridando slogan, cantando inni rivoluzionari e recitando poesie per poi tornare a casa senza altri problemi.
Ma non sono bastate due uscite tranquille e senza danni per placare le polemiche in città. Tanto che il consiglio comunale, con il voto compatto del centrodestra, ha chiesto di chiudere i «centri» responsabili degli scontri di sabato. L'opposizione ha invece votato contro (a eccezione del gruppo della Margherita che non si è espresso pur rimanendo in aula) presentandone un altro che, oltre alla «più totale e radicale» condanna degli scontri, chiedeva alle forze politiche di esercitare «ogni possibile controllo» per isolare i violenti e ribadiva l'adesione alla manifestazione di ieri sera. Documento bocciato con 10 sì, 17 no e 7 astenuti.
«Non abbiamo votato la mozione della destra - ha spiegato il capogruppo dei Ds, Emanuele Fiano - perché non spetta al Consiglio dire cosa deve essere chiuso in città. È un compito questo che spetta alla magistratura».
«L'idea originaria - replica il capogruppo di Forza Italia, Manfredi Palmeri - era quella delle astensioni incrociate. Ma l'opposizione non ha voluto votare la nostra mozione. Allora ciascuno schieramento si è votato il proprio testo ed è passato solo il nostro perché noi non abbiamo accettato una versione edulcorata rispetto alla necessità di eliminare i covi dei violenti».