Stop ai costi di ricarica "Consumatori, state attenti alle nuove tariffe"

L’Authority chiede chiarimenti a Vodafone e Wind. E da oggi via a controlli sulla trasparenza delle offerte dei gestori. Gli effetti del decreto: oltre ai costi di ricarica viene eliminato il limite di tempo per l'uso del credito

Milano - Authority e associazioni dei consumatori sul piede di guerra contro i gestori di telefonia mobile per quanto riguarda l’abolizione dei costi di ricarica imposti dal decreto Bersani sulle liberalizzazioni. Se Tim e «3» si sono adeguati togliendo il costo della ricarica senza modificare le tariffe, Vodafone e Wind non hanno fatto altrettanto.
E un primo risultato è arrivato. Dopo la richiesta di chiarimenti urgenti inviato dall’Authority per le telecomunicazioni infatti, Wind ha tolto il costo di ricarica a tutti i vecchi abbonati anche per tagli inferiori ai 50 euro. Inoltre da oggi scatteranno controlli a tappeto sulla trasparenza delle offerte da parte delle società di telefonia mobile.
Anche Vodafone è finita nel mirino dell’Autorità. Al gestore britannico infatti sono invece stati sollecitati chiarimenti rispetto alla richiesta della società di un rimborso di 8 euro per il trasferimento di credito residuo dopo un certo periodo di tempo. Da parte sua, Vodafone ha ribadito che la somma di 8 euro «è inferiore ai costi vivi sostenuti» ed «è coerente con il decreto Bersani che consente all'operatore il recupero dei costi». Anche Tim del resto non restituisce il credito in caso di cambio operatore ma si limita a renderlo disponibile e a trasferirlo su un’altra sim del medesimo gestore.
Anche le associazioni dei consumatori stanno facendo verifiche. Altroconsumo ha constatato che sia Wind che Vodafone applicano nuove tariffe senza costi di ricarica ma mediamente più costose rispetto a quelle vecchie. Il Movimento dei consumatori in generale consiglia agli utenti dei cellulari di non effettuare cambiamenti di piani tariffari né accettare offerte di nuovi prodotti da parte del proprio operatore o di altri concorrenti per tutto il mese di marzo. L’Authority infatti potrebbe prendere provvedimenti per sanare le situazioni non regolari.
L’Autorità è infatti impegnata su più fronti e chiede ai gestori di elaborare piani tariffari chiari, trasparenti che oltre al costo alla risposta, sia per le chiamate dai telefoni fissi sia per i cellulari, devono riportare anche gli addebiti per i successivi minuti di conversazione. Per far rispettare le regole è pronta a infliggere multe «salate» per i gestori che non le rispetteranno.
Le nuove disposizioni indicano in che modo le società telefoniche dovranno formulare le proprie offerte commerciali agli utenti. A cominciare dalla «pubblicizzazione»: la delibera dell'Agcom prevede che gli operatori debbano pubblicare in modo evidente le proprie condizioni contrattuali partendo da un link nella home page del loro sito. E stabilisce una griglia di regole, per telefonia fissa e mobile, sia per i piani a consumo che per quelli a canone fisso.
Ad esempio nei «piani a consumo», gli operatori dovranno indicare il costo della chiamata dopo uno e dopo due minuti dalla risposta, distinguendo tra quelle dirette ad altri cellulari e quelle a telefoni fissi. I «piani a canone fisso» dovranno invece indicare il prezzo dell’offerta, le tipologie di servizi e di traffico previste così come quelle escluse.
Dovranno poi essere chiaramente indicati i limiti quantitativi per ciascuna di queste tipologie, precisando le condizioni economiche che saranno applicate per le prestazioni eccedenti. I piani dovranno poi riportare il costo del servizio «in offerta», confrontato con il servizio standard: dovranno cioè riportare esempi che offrano al cliente la possibilità di verificare la convenienza dell’offerta rispetto alla tariffa standard a consumo. I gestori dovranno indicare anche i prezzi di uno dei servizi più usati dagli utenti: gli sms.