Stop ai drogati al volante, partono i narcotest

Il fumo, i cibi grassi e il nucleare vittime di turno del politicamente corretto. La cosa drammatica è che ormai accettiamo tutto senza reagire

da Roma

Medici e infermieri ai posti di blocco per effettuare immediati test tossicologici sui guidatori fermati. La tragedia di Anzio, nella quale ha perso la vita una giovane donna incinta, ha impresso un’accelerazione all’inasprimento delle misure di controllo sulle strade che il governo sta mettendo a punto.
È il sottosegretario Carlo Giovanardi, con delega alle politiche antidroga, ad annunciare che già nel prossimo weekend, quello di fine mese, partirà in via sperimentale la collaborazione tra le forze dell’ordine e gli operatori sanitari del dipartimento dipendenze. Da mezzanotte di venerdì 29 agosto alle 8 del mattino di sabato medici e infermieri affiancheranno poliziotti e carabinieri nelle operazioni di controllo, per ora soltanto in alcune zone del nord.
I cittadini fermati potranno essere immediatamente sottoposti al test per verificare l’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti da parte del guidatore. Esame che fino ad ora non era possibile eseguire perché le forze dell’ordine avevano a disposizione soltanto l’etilometro per accertare l’eventuale assunzione di alcol. E proprio l’incidente mortale presso Anzio ha dimostrato che quei controlli non sono sufficienti. Il ventenne alla guida dell’auto, fermato e sottoposto a un controllo di routine, aveva appena superato l’alcoltest eseguito dai militari. Il ragazzo non aveva bevuto ma purtroppo aveva assunto cocaina. Scoperta arrivata troppo tardi, quando, dopo la tragedia, il giovane è stato sottoposto al test in ospedale.
«Tragedie come quella di Anzio si potranno evitare se doteremo le forze dell’ordine di migliori metodi per poter accertare oltre alla presenza di alcol anche la presenza di droghe nei guidatori», dice Giovanardi che poi spiega come si articolerà la sperimentazione.
Al fianco di poliziotti e carabinieri dunque saranno presenti unità mobili attrezzate per eseguire sul posto il test di controllo. Il protocollo Dos che verrà applicato, spiega il direttore del Dipartimento Politiche Antidroga, Giovanni Serpelloni, è stato già avviato in via sperimentale in alcune zone. Gli esami sono di tipo tossicologico, saliva e urina: nessuno dei due richiede l’assenso della persona per essere eseguito. Chi verrà fermato dunque non potrà opporsi. Il consenso del guidatore sarà necessario invece per eseguire quello del sangue.
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, condivide l’iniziativa di Giovanardi ed anzi si augura «che da sperimentali i controlli antidroga possano diventare ordinari, al pari di quelli effettuati per accertare l’assunzione di alcol». Per il ministro «non può esistere il diritto di drogarsi e a maggior ragione non può essere consentito guidare a chi fa uso di stupefacenti».
Il protocollo Dos si affianca ad un’altra novità già resa nota e prevista per il prossimo autunno. Anche questa iniziativa partirà in via sperimentale a Foggia, Verona, Cagliari e Perugia: il test anti-droga sarà obbligatorio per chi chiede il patentino o la patente. E ancora i test antidroga diventeranno obbligatori (come stabilito dal protocollo inviato a fine luglio alla conferenza Stato-Regioni) per tutti i lavoratori considerati a rischio nel senso della responsabilità. Ad esempio poi gli autisti di pullman, i piloti di aereo e anche chi lavora con i fuochi d’artificio.