Stop ai lavavetri, la sinistra litiga

Con una sentenza del 2002 la Cassazione ha stabilito che può fermare un lavavetri solo il questore. Ma il Comune di Firenze non è d'accordo: "Sentenza inapplicabile". Amato: "Mi occuperò presto del caso". Bertinotti: "Intervenire sul racket non sui manovali"

Milano - Ad alimentare il dibattito sulla legittimità che un sindaco emani un'ordinanza che spedisce in carcere i lavavetri fermi ai semafori della città si aggiunge la Cassazione. In base ad una sentenza 2002, la Corte aveva stabilito che spetta al questore - e non al sindaco, come nel caso di Firenze - emettere il provvedimento per vietare ad un lavavetri di continuare la sua attività. A decidere in questo senso era stata infatti la prima sezione penale che aveva annullato senza rinvio "perchè il fatto non sussiste" la condanna al pagamento di una ammenda di centomila lire inflitta dal tribunale di Trieste a un cittadino croato di 62 anni, Mirko Majstorovic, per non aver osservato l’ordinanza del sindaco che gli imponeva di astenersi dall’attività. All’uomo si contestava la violazione dell’art. 650 del codice penale, lo stesso articolo sul quale si basa l’ordinanza del sindaco di Firenze che prevede la denuncia penale e fino a tre mesi di arresto per i lavavetri sorpresi in città.

Amato: "A breve un provvedimento" Anche il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, interviene sulla controversa ordinanza del sindaco di Firenze contro i lavavetri. E promette: "Me ne occuperò prestissimo, forse entro 24 ore".

Bertinotti: "Intervenire sul racket" Mentre vuole mantenersi fuori dalle polemiche, Fausto Bertinotti. Ma la tentazione di dire la sua sulla delibera fiorentina ha la meglio sul desiderio di chiamarsi fuori. "Io per cultura e per lunga esperienza dubito sempre quando la severità interviene sugli ultimi invece che sui primi colpevoli, in questo caso il racket", ha dichiarato il presidente della Camera alla festa dell’Udeur a Telese Terme. E ha ribadito: "Preferirei la tolleranza zero nei confronti del racket piuttosto che nei confronti dei lavavetri".

L'assessore Cioni: "Chi è nel palazzo è lontano dalla gente" "Ho grande rispetto per il presidente della Camera ma di fronte alle aggressioni giornaliere che le vittime del racket fanno ad anziani e donne al mio posto cosa avrebbe fatto?". Così l’assessore alla sicurezza del Comune di Firenze, Graziano Cioni, padre dell’ordinanza che vieta l’ attività di lavavetri ai girovaghi risponde alle affermazioni del presidente della Camera Fausto Bertinotti. "Io intervengo su un sistema - ha detto Cioni -, le vittime non andranno in carcere e si spera che chi ha strumenti investigativi arrivi al racket". "Ho fatto 10 anni il parlamentare me ne ero già accorto allora - ha concluso Cioni -: questi palazzi allontanano i rappresentanti del popolo dalla gente". 

Pecoraro Scanio: "Intervenire sul racket" Dello stesso avviso anche il ministro per l'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Che ha dichiarato: "Si deve intervenire duramente sul racket, sugli sfruttatori degli ambulanti e dei lavavetri, non su chi per sopravvivere lavora agli angoli delle strade. Il rischio è che alcuni di loro, privati della possibilità di guadagnare qualcosa con il lavaggio dei vetri, scivoli verso la vera criminalità. Si stia attenti a non trasformare i lavavetri in scippatori o peggio".

Gasparri: "E' manovra politica" "La sinistra municipale della lotta ai lavavetri è ridicola. Sì tratta dello stesso schieramento criminogeno che ha voluto l’indulto scaricando sulle strade migliaia di delinquenti italiani e stranieri". Lo afferma Maurizio Gasparri, deputato di An. "È la sinistra che cancella la legge Fini Bossi e inventa mille norme pro clandestini. Sono dei pagliacci che cercano di recuperare un consenso perduto. Ci vuole ben altro per la sicurezza nelle città".

Cofferati: "L'ordinanza non funziona ovunque" Ma non tutti i sindaci di sinistra sono pronti a emettere un'ordinanza contro i lavavetri. Sergio Cofferati, ad esempio, sostiene che "non esistono metodi che valgono per tutti. Quando si presentò il problema a Bologna - ricorda il sindaco - lo abbiamo risolto utilizzando il regolamento di polizia urbana, senza ricorrere ad alcun provvedimento specifico".

Penati: "D'accordo con Domenici" "Sono pienamente d’accordo con il provvedimento preso a Firenze dal sindaco Domenici". Con queste parole il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, si schiera dalla parte del sindaco fiorentino: "Il lavaggio dei vetri ai semafori è un’attività abusiva largamente diffusa in tutte le grandi città del nostro Paese, e dietro alla quale spesso opera un racket che sfrutta e schiavizza sul territorio le persone più deboli, bambini e anziani, che è giusto contrastare. Credo sia significativo che un sindaco prenda l’iniziativa e usi tutti gli strumenti normativi a disposizione per combattere efficacemente questo fenomeno". "Leggi e regolamenti sono fatti per essere rispettati - conclude Penati - e bene ha fatto il sindaco Domenici a farli rispettare".