Stop all’omicidio di Malpensa: milanesi in coda per firmare

Stop all’esecuzione di Malpensa. Omicidio di troppo, per i milanesi che con un firma reclamano la moratoria. Soluzione temporale che consente di modificare gli accordi bilaterali e introdurre quegli elementi che permettono a Malpensa di proseguire la propria attività. Condizione sottoscritta nei gazebo di Forza Italia e della Lega spalmati nelle strade e piazze cittadine.
E dalle nove alle otto, orario continuato, i gazebo diventano - non è esagerazione - luogo d’appuntamento per chi non vuole «bruciare 10,6 miliardi di Pil e mandare a casa 15mila persone». Dati della Bocconi che in piazza De Angeli vengono (ri)lanciati dai milanesi in coda per una firma: «A mezzogiorno avevamo già raggiunto quota cinquecentoventi» confida Claudia, che «governa» il gazebo azzurro. Cinquecentoventi firme in centottanta minuti ovvero quasi tre firme ogni sessanta secondi. Media niente male e, attenzione, dicono i responsabili dei gazebo, in linea su tutta la città di Milano.
«Non firmare significa sottoscrivere la fine di Malpensa» chiosano in piazza San Babila: «Certo, la musica cambia con il prossimo governo ma con una firma facciamo sapere al duo Prodi-Veltroni che noi non abbiamo l’anello al naso». Immagine del Nord che «non molla» e che, parola del sindaco Letizia Moratti, non vuole «che sia Parigi a decidere come viaggeranno gli italiani». Refrain che diventa sottofondo di ogni firma: «Il tempo stringe e quelli di Alitalia - secondo le indiscrezioni - sono sempre fermi sulle loro posizioni». Sì, c’è il rischio che Milano possa perdere il suo status di hub internazionale. «Un dramma? Sostantivo sbagliato. Un sacrificio criminale, lo scriva: declassare Malpensa è un sacrificio criminale» osservano dai gazebo. Già, non si può frenare il Nord: «Guai se la vendita di Alitalia coincidesse con la fine di Malpensa» aggiunge l’assessore regionale Davide Boni, che presidia il gazebo della Lega di piazza Maciachini.
Rischio che spinge, alle diciotto, anche l’assessore comunale Maurizio Cadeo con tutto il suo staff a firmare al gazebo di piazza Cordusio: «C’è coda ed è un buon segno» commenta Cadeo, «vuol dire che tutti hanno compreso il ruolo di Malpensa, motore dell’economia del Paese». Virgolettato che è leit motiv di tutte (o quasi) le dichiarazioni del centrodestra contro quella che il governatore Roberto Formigoni definisce «la mano assassina di Alitalia».
E mentre Mariastella Gelmini dall’head quarter di Forza Italia in viale Monza segue la prima giornata dei gazebo, «denuncia dell’incapacità del governo Prodi di fare scelte nel senso dello sviluppo e della competitività del Paese», nelle piazze di Milano si esauriscono le schede pro-Malpensa. Oggi c’è il replay dei cento gazebo (a Milano e in Lombardia) per salvare l’hub.