«Stop alle comunità montane per iniziare a spendere meno»

Il capogruppo regionale Pallone: «Bisogna adeguare la vecchia legge al contenimento delle spesa»

«Stop ai comuni montani-marini, ridimensionamento dei Cda, del numero delle comunità montane nel Lazio e presidenza a rotazione affidata ai sindaci». Sono i punti della proposta di legge presentata dal presidente regionale di Forza Italia, Alfredo Pallone, firmata da tutto il gruppo.
«La proposta - spiega Pallone - intende modificare la legge regionale 22 giugno 1999, numero 9, istitutiva nella Regione Lazio delle comunità montane. Secondo la riforma del titolo quinto della Costituzione, la legislazione sulle comunità montane è di competenza regionale». «Alla luce di tale prerogativa - prosegue - ritengo sia necessario adeguare la vecchia legge alle esigenze di razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica per il funzionamento degli enti locali e di semplificazione degli apparati amministrativi operanti a livello territoriale».
Le comunità montane in Italia sono 356, ventiquattro nel Lazio, e costano allo Stato 800 milioni di euro all’anno. Solo i presidenti costano alla finanza pubblica oltre 13,6 milioni di euro annui, cui si aggiunge il costo dei consiglieri, più difficile da calcolare. «Dai dati Istat riferiti all’anno 2004 si ricava infatti - sottolinea Pallone - che su un ammontare complessivo di spese annuali per il funzionamento di una singola comunità montana pari, in media, a euro 1.932.166, 404 euro, ben il 50 per cento è direttamente imputabile alle spese di struttura. Questo dato è ricavabile dai bilanci stessi redatti dalle comunità montane. A fronte di tali spese non indifferenti, va considerato che molte di queste vantano comuni siti a 39 metri sul mare.
Il gruppo azzurro porta ad esempio la XXI comunità, composta da 9 comuni, che ha a disposizione circa 1 milione di euro annui a fronte di una popolazione complessiva di soli 30mila abitanti, e nel 2005 ha destinato solo il 7 per cento delle entrate disponibili per interventi sul territorio.
«Ritengo necessario escludere i comuni parzialmente montani e confinanti con quelli interamente o parzialmente montani - aggiunge il capogruppo - è infatti necessario evitare che la comunità montana sia costituita in territori che non rispondono alle specifiche esigenze sociali, territoriali, politiche, tipiche dei territori montani».
Forza Italia propone anche di ridurre il numero massimo di abitanti per comune, pari a 5mila abitanti. I comuni di più grandi dimensioni, infatti, non hanno l’esigenza di aggregarsi per svolgere in maniera più efficace le politiche relative al territorio. Inoltre, secondo il partito, è necessario introdurre un limite minimo di abitanti per la costituzione della comunità. «È infatti evidente che una che ha un numero di abitanti pari a 20mila - conclude Pallone - difficilmente trova una propria ragione giustificativa e una propria identità politica, trasformandosi in un organo in larga misura superfluo. È necessario evitare che l’unico motivo per la costituzione di una comunità montana coincida con la creazione di nuovi incarichi rappresentativi giustificati solo da ragioni partitiche. Abbiamo proposto quindi che gli organi che le rappresentano siano composti da tre consiglieri comunali, eletti al proprio interno dai consigli comunali facenti parte della comunità montana».