Stop alle consulenze in Campidoglio

L’ultima «impresa» della casta - l’aumento dello stipendio ai deputati per agganciarlo a quello dei senatori - sta creando forti mal di pancia «trasversali» negli enti locali di Roma e del Lazio. Consiglieri comunali e municipali di tutti i gruppi che si vedranno tagliare le loro indennità con le nuove disposizioni previste dalla finanziaria, non ci stanno. E cominciano a fioccare ordini del giorno e documenti di forte critica alla logica dei «due pesi e due misure». E nel clima di accesa polemica finiscono anche i guadagni dei consiglieri regionali ma, soprattutto, le costosissime consulenze esterne.
Il primo affondo arriva da Donato Robilotta, dei socialisti riformisti: «Sono d’accordo sulla proposta del collega Alessio D’Amato (di Ambiente e lavoro, ndr) di mettere on line le dichiarazione dei redditi dei consiglieri e assessori regionali, che oggi vengono già pubblicate sul bollettino ufficiale della Regione. Ma sono convinto - spiega Robilotta - che allo stesso modo il collega D’Amato sarà d’accordo con me nel richiedere al presidente della Regione Piero Marrazzo e al presidente del Consiglio regionale Guido Milana, che venga reso pubblico attraverso il sito della Regione l’elenco di tutti i consulenti esterni della Regione, a partire da quelli della giunta, del Consiglio, degli enti dipendenti della Regione, comprese le Asl, e delle agenzie regionali. Questo sì - sottolinea l’esponente riformista - che sarebbe un grande atto di trasparenza dal momento che neanche noi consiglieri regionali riusciamo ad avere dati che dovrebbero essere pubblici».
In Campidoglio, invece, Dino Gasperini dell’Udc ha proposto lo «stop a tutte le consulenze del Comune di Roma. Chiedo l’applicazione immediata di quanto dispone la nuova finanziaria 2008. All’articolo 33 comma 55 dispone infatti che l’affidamento da parte degli enti locali di incarichi di studio o di ricerca, ovvero di consulenze a soggetti estranei all’amministrazione, può avvenire solo nell’ambito di un programma approvato dal consiglio ai sensi dell’articolo 42 comma 2 lettera b del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000 numero 267». «Fino a che il consiglio comunale di Roma dunque non avrà approvato il programma previsto dalla finanziaria - aggiunge Gasperini - devono essere impedite le consulenze esterne. Ho scritto al presidente del consiglio comunale e al segretario generale per chiedere la piena e immediata applicazione di quanto è previsto dalla finanziaria che dà al consiglio comunale il compito di decidere se, quante e in che uffici attivare consulenze». «Noi - conclude il capogruppo Udc - siamo per porre fine a questa inaccettabile consuetudine e siamo per valorizzare i dipendenti interni che in questi anni hanno sofferto l’arrivo di persone dall’esterno che venivano proiettate ai vertici dell’amministrazione. Daremo battaglia in consiglio comunale per eliminare il ricorso a soggetti esterni che in questi anni ha imperato, ma intanto vogliamo lo stop immediato degli incarichi esterni».