Stop al contratto nazionale. Biesuz: «Trenord è pronta»

Pronto a ripartire da zero ma contrario a un’authority che scavalchi il ministero dei Trasporti e gli assessorati regionali alla mobilità. Giuseppe Biesuz, amministratore delegato di Trenord, la società che gestisce il servizio ferroviario in tutta la Lombardia, dichiara di essere disposto a cominciare una nuova era non appena il decreto Monti sarà convertito in legge. Darà subito disdetta di tutti gli accordi sindacali e aprirà «un tavolo coi sindacati per ripartire». Biesuz di fatto saluta con favore il provvedimento varato dal governo ma solo per la parte che cancella l’obbligo per le imprese ferroviarie di rispettare il contratto nazionale di lavoro, consentendo così di «riportare a livello delle aziende il miglioramento della produttività, che in Italia è bassissima». Così rendere più efficiente il servizio in Lombardia sarà un po’ più facile. E per lo meno ci si potrà affidare a un sistema più snello e veloce per poter competere degnamente con il resto d’Europa. «Noi, che siamo i meglio messi in Italia - puntualizza il numero uno di Trenord -, abbiamo una produttività di 10mila treni chilometro per addetto e ci confrontiamo con le ferrovie tedesche, che l’hanno quasi doppia (19mila), mentre la media europea è di 15mila».
Da questo punto di vista, anche l’altra novità del decreto Monti, vale dire l’obbligo per le Regioni ad affidare il servizio locale tramite gara, è positiva. Con un «ma»: solo considerando che «le imprese possono competere se le condizioni di partenza sono uguali». Vale per la produttività e per le dimensioni. «In Italia soffriamo di nanismo: abbiamo 1.200 aziende di trasporto pubblico locale che dobbiamo prima aggregare», osserva Biesuz. Da questo punto di vista Trenord, nata l’anno scorso dall’alleanza paritetica fra Trenitalia (divisione regionale Lombardia) e Gruppo Fnm (LeNord) non teme il meccanismo delle gare e guarda anche fuori dalla Lombardia. «Siamo fronti a fare altri passi anche sul fronte delle aggregazioni: pensiamo non solo al Piemonte e al Veneto ma anche a livello urbano», afferma l’ad di Trenord citando l’Atm, l’azienda di trasporto pubblico di Milano.
Un no deciso arriva invece dal manager agli poteri «troppo ampi», affidati dal decreto alla nuova autorità dei Trasporti. «Di fronte a tale authority a cosa servono il ministero degli Trasporti e gli assessorati regionali?» si chiede Biesuz con tono provocatorio.
L’eliminazione dell’obbligo di osservare il contratto nazionale di lavoro per le aziende del comparto ferroviario suscita parecchie perplessità fra i sindacati, che invece da anni lottano per ottenere un contratto unico della mobilità. Il decreto Monti va esattamente nella direzione opposta. Quindi non sarà facile ridisegnare la situazione. Nemmeno in Lombardia. L’Ugl trasporti e altre rappresentanze chiedono fin d’ora «un passo indietro del governo su una decisione che graverebbe ulteriormente sulla già difficile situazione economico-occupazionale del settore».
E soprattutto contestano il fatto di non essere stati consultati. «Attendiamo dunque con urgenza una convocazione dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera, per poter rappresentare al meglio, in sede istituzionale, i problemi del comparto, e giungere ad una soluzione concertata e condivisa». Il timore delle organizzazioni sindacali è che il decreto «getti al vento il lavoro di anni e crei pericolose lacune normative in materie fondamentali come la sicurezza nel trasporto degli utenti».