Stop al fumo in auto, quando il divieto porta fuori strada

Caro Granzotto, che disastro! Di prima mattina, mentre in macchina mi dirigevo al lavoro fumando una sigaretta prima di rinchiudermi nel bunker antifumo che è il mio ufficio, sento alla radio che presto sarà vietato, pena 200 euro di multa e cinque punti-patente, fumare in auto. Sono furioso, questa è una persecuzione!
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Tempi duri, caro Doriani. Tenga presente che la maggior parte dei lettori o non fuma o a smesso di fumare, quindi tocca andarci coi piedi di piombo nel denunciare quest’ennesima canagliata inflitta a noi tabagisti. Ipocritamente inflitta, bisogna precisare, perché giustificata dalla esigenza di garantire la sicurezza sulle strade. Dicono gli esperti che ad accendersi una sigaretta mentre si guida ci si distrae per un tot di secondi superiori a quelli necessari per rispondere al telefonino. Per cui, se è vietato telefonare a mani libere, deve a maggior ragione esser vietato fumare. E qui casca l’asino (a dir la verità, come vedremo l’asino ruzzola più d’una volta): e se io la sigaretta me la faccio accendere dal passeggero che mi sta al fianco? Il quale una volta proceduto me la infila fra le labbra senza ch’io distolga nemmeno per un nanosecondo gli occhi dalla strada? E se io mi metto al posto di guida con la sigaretta già bella che accesa? Ma poi, se si intendono impedire i traffici che compromettono la vigilanza del guidatore, come la mettiamo con la radio? Con il navigatore? Con il computer di bordo? Con la regolazione dello specchietto retrovisore? Col controllo della velocità o di quanto resta nel serbatoio, faccende che necessariamente obbligano a spostare lo sguardo sugli strumenti di bordo e in certi casi anche ad armeggiare con pulsanti, levette e comandi vari? Come la mettiamo col lettore di cd e relativa cernita fra quelli a disposizione? Sèguito? Sèguito: come la mettiamo con i cartelloni autostradali che indicano uscite e località raggiungibili, taluni dei quali così fitti di informazioni che c’è da perdere la testa? E che a leggerli e capirci qualcosa altro che nanosecondi? Adesso, in autostrada, compaiono persino dei cartelli che informano sul prezzo al litro di benzina e di gasolio del prossimo distributore e di quello successivo. Col tempo che ci vuole a interpretarli io mi ci accendo non una, ma dieci sigarette. Tutto questo senza dire dei rischi corsi e fatti correre agli altri automobilisti nel caso l’incauto automobilista che se la stia fumando scorge, alla curva, una pattuglia della stradale. L’affannarsi per far sparire in fretta la cicca possibilmente senza ustionarsi o bruciare i sedili e magari arieggiando con sventolio di mano l’abitacolo, come distrazione dalla guida non c’è male. D’altronde si è fatto obbligo di segnalare in anticipo gli autovelox perché comparendo all’improvviso inducevano il guidatore a pestar duro sul freno, provocando immancabili tamponamenti a catena. Conseguenze non del tutto escluse se uno per evitare di beccarsi la multa smaneggia per liberarsi del corpo del reato.
Io sono un uomo d’ordine, caro Doriani. Per cui anche se una legge è fessa, mi ci adeguo. Ho già rinunciato all’aereo (non ti fanno fumare nemmeno in aeroporto, figuriamoci), ho rinunciato al treno (per somma ingiustizia e gratuito tormento hanno abolito il vagone fumatori, che se messo in testa o in coda al convoglio, a mo’ di lebbrosario ambulante, i passeggeri fumofobici potevano dormire sonni tranquilli). Per i miei spostamenti continentali non mi rimaneva che l’auto. Rinuncerò anche a quella. Cioè, no, mi limito a rinunciare alla guida. Mi servirò di uno chauffeur. E regolarmente cinturato, attento che l’automedonte non superi i limiti di velocità consentiti, fumerò come un turco (sì, lo so, fa male. Un giorno smetterò. Prometto. Un giorno).