Stop a Grillo: firme insufficienti per referendum

Non sono sufficienti le firme
depositate dal comico in Cassazione per i tre referendum
in materia di informazione. Il numero delle firme è ben inferiore alle
500mila previste per legge per la presentazione di quesiti
referendari

Roma - Doccia ghiacciata per Beppe Grillo. Strada sbarrata dalla Cassazione che sentenzia il stop al referendum urlato dal comico genovese in occasione dell'ultimo "Vaffaday". Non ci sarebbero, infatti, tutte le 500mila firme necessarie per lo svolgimento del referendum sui tre quesiti sull’informazione depositati da Grillo in Cassazione, lo scorso marzo.

Lo stop della Cassazione La Corte di Cassazione ha imposto uno stop al referendum sull’editoria promosso da Beppe Grillo. I giudici della Suprema Corte ritengono che siano insufficienti le firme raccolte durante i "Vaffaday" organizzati da Grillo. In particolare, i giudici dell’Ufficio centrale della Cassazione per i referendum, dopo aver esaminato tutte le firme raccolte anche in relazione ad ogni quesito tra quelli proposti, hanno giudicato formalmente non corrette le procedure seguite per la raccolta di diverse centinaia di migliaia di firme. Di conseguenza nessuno dei tre quesiti referendari proposti avrebbe raggiunto le 500mila firme necessarie. Problemi di natura formale, sui quali lo stesso Grillo potrà "dire la sua" in occasione dell’udienza che la Cassazione ha convocato per il 25 novembre prossimo. La convocazione è stata disposta dal presidente della Commissione per il referendum, il magistrato Corrado Carnevale. Utilizzando il diritto di replica previsto in questi casi per i promotori dei referendum, Beppe Grillo potrà contestare le conclusioni alle quali è giunta la Cassazione e tentare di "salvare" almeno uno dei referendum. Le tre consultazioni popolari proposte dal comico genovese riguardano l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, l’abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria e l’abrogazione della legge Gasparri sulle frequenze tv.