Stop al numero chiuso per bar e ristoranti Commercianti in rivolta

Tra tanti pronti a far scintille, sarà soddisfatto invece l’ex attaccante del Milan Pietro Paolo Virdis. In via Pier della Francesca ha aperto da anni «Il gusto di Virdis», una bottega di prodotti tipici sardi. Oltre a vini, sottaceti e mozzarelle, da tempo chiedeva al Comune il permesso di offrire i caffè al bancone, ma le vecchie regole sono rigide e per aprire bar e ristoranti bisogna rispettare i criteri legati al numero dei residenti e city users che frequentano un quartiere. Presto, farà quel che vuole: ieri la giunta ha dato il via libera al nuovo regolamento per le attività che somministrano bevande e alimenti in città, se passerà intatto anche in consiglio sarà una rivoluzione nel sistema delle licenze. La parola d’ordine è liberalizzazione: «È un provvedimento equilibrato - garantisce l’assessore alle Attività produttive Tiziana Maiolo - da un lato difende il principio giusto del libero mercato, dall’altro pone dei vincoli per evitare aperture “selvagge”, possono stare tranquilli sia i commercianti che i residenti».
Stop al numero chiuso di bar e ristoranti, ma chi vuole aprire, ampliare o trasferire di sede un locale dovrà rispettare alcuni vincoli. Innanzitutto, andrà garantita una quantità di parcheggi per gli addetti e i clienti in base alla superficie del locale e a non più di 150 metri di distanza dal locale: chi non ha il parcheggio privato dovrà trovare posti auto convenzionati. Sono salvi solo i pubblici esercizi in aree pedonali o ztl, quelli che distano solo 250 metri da una fermata del metrò o da parcheggi pubblici e le botteghe storiche che cambiano indirizzo. Il secondo vincolo, che punta a limitare l’impatto acustico e ambientale, stabilisce che i locali ad apertura prevalentemente serale e quelli dotati di dehors dovranno distare almeno 150 metri da ospedali, case di riposo, luoghi destinati al culto e immobili di proprietà pubblica dichiarati di interesse culturale. Salvo eccezioni, gli spazi all’aperto dovranno chiudere entro mezzanotte e per difendere la quiete pubblica i titolari di locali aperti di sera dovranno predisporre un servizio per controllare i flussi di clienti in entrata e uscita: chi non lo farà sarà punito con una multa da 75 a 450 euro. La Maiolo spera che ad approfittare del libero mercato siano «soprattutto i giovani, anche in vista degli importanti investimenti per l’Expo 2015».
Di tutt’altro parere il presidente dell’Epam (l’associazione dei pubblici esercizi milanesi) Lino Stoppani. La situazione, afferma a nome della categoria, «ci preoccupa, quella del Comune mi sembra una fuga in avanti, rischia di tornare a correggere il regolamento tra qualche mese». L’Epam si augura che a febbraio 2009 il Consiglio di stato confermi nel merito la sentenza espressa un mese fa. Il tribunale ha accolto il ricorso presentato dal Comune sulla regolazione delle aperture dei pubblici esercizi: fino al novembre 2007 per ottenere la licenza bisognava passare da Palazzo Marino, che contingentava la distribuzione dei locali zona per zona. Poi è scattata la legge Bersani sulle liberalizzazioni e il Tar della Lombardia ha accolto il ricorso di due commercianti che si erano visti negare la licenza. Il Consiglio di Stato ha riportato la situazione al passato ma, in attesa della sentenza definitiva (che potrebbe ribaltare la prima e comportare costi notevoli per il Comune) la giunta ha approvato la modifica del regolamento: di fatto, un ok alla deregulation.
«Ci saremmo aspettati più prudenza - ammette Stoppani -, ora chiediamo di essere convocati al più presto in Commissione pubblici esercizi per esprimere il nostro parere, o tanto vale abolirla. Avremmo voluto essere consultati già prima di questo passaggio in giunta, spesso ci viene chiesta condivisione e collaborazione ma troppe volte non è reciproca».