"Stop al pacchetto ambiente: sacrificio inutile"

Il ministro Prestigiacomo: "Il piano europeo contro i gas serra non riuscirà a coinvolgere Paesi, come Cina e India, che producono più veleni". All'Italia applicare i limiti alle emissioni costerebbe 22 miliardi ogni anno dal 2013

Roma - Stefania Prestigiacomo, è vero, come dice qualcuno, che lei è un ministro dell’Ambiente poco ambientalista?
«Prego?».

Ad esempio, come è possibile che lei si stia opponendo alle norme per combattere l’aumento del clima che l’Europa sta per varare?
«Il fatto è che di effetti positivi sul clima, quel pacchetto di norme ne produrrà veramente pochi».

Argomentazioni più adatte a chi ha a cuore i destini dell’industria.
«Non lo dico io, è scritto negli allegati al pacchetto di norme europee dove si valuta l’impatto dal punto di vista ambientale. Se l’Italia applicasse i limiti alle emissioni che l’Europa vuole imporre, contribuirebbe per lo 0,3 per cento alla riduzione del gas serra globale. L’Europa nel suo complesso, per il due per cento».

È già qualcosa, o no?
«Sono risultati deboli a fronte di un impegno per l’economia pesantissimo. È inutile girarci intorno, l’Europa ha preso questi impegni in modo unilaterale sperando di portarsi dietro i Paesi che inquinano di più: Stati Uniti, Cina e India. Però è già chiaro che questi Paesi non daranno il loro consenso a misure vincolanti. Non possiamo farci carico noi delle loro emissioni con misure che rischiano di avere un impatto recessivo».

Quanto potrebbe diminuire la nostra ricchezza?
«È stato valutato un costo dell’1,14 per cento del Pil all’anno a partire dal 2013. Sono 22 miliardi di euro. Per questo io credo che la decisione sia stata presa per ragioni politiche, che prescindono da una valutazione seria. Penso alla Spagna che rischia di pagare più di noi ma ha detto sì».

Non è troppo tardi per fermare il pacchetto?
«Verrà discusso in via generale mercoledì al Consiglio dei ministri e dei capi di governo europei. In quella sede sarà possibile valutare un veto».

Decisione che però spetta al premier. Cosa farà Silvio Berlusconi?
«Il presidente è preoccupatissimo per gli effetti di queste norme. Ed è molto determinato ad aprire una discussione».

Intanto voi andate avanti con il nucleare...
«L’obiettivo, che è molto ambizioso, resta quello di iniziare a costruire le centrali entro la legislatura. Per il momento le norme sono in commissione e presto dovrebbe nascere il nuovo soggetto per la sicurezza...».

A proposito, è vero che c’è stato uno scontro tra lei e il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola per il controllo della nuova agenzia?
«Il fatto è che c’è l’abitudine a considerare contrapposti il ministro dell’Industria e quello dell’Ambiente».

E non è così?
«Noi no, siamo al lavoro con il ministro Scajola per trovare una soluzione che dia il massimo della sicurezza e di informazione ai cittadini, perché ogni decisione su questa materia deve essere accompagnata da passaggi condivisi».

Se cercate il consenso sul nucleare, se ne riparla tra qualche decennio...
«L’esigenza di accorciare i tempi la sentiamo tutti, ma più ampio è il consenso meglio è. C’è una sinistra miope, pregiudizialmente contro il nucleare, ma ci sono posizioni nuove nel Partito democratico, quelle di chi guarda alla scelta del governo in modo diverso. Quando dico cercare il consenso, mi riferisco a questo».

Con la vicenda del decreto sulle strade pulite e le scritte sui muri il governo sembra aver subito un intoppo. Ci sono problemi?
«No, il provvedimento andrà al prossimo Consiglio dei ministri con piccole modifiche. Gli obiettivi di fondo sono condivisi da tutto il governo. È necessario dare un segnale di rigore nei confronti di chi, ad esempio, ritiene lecito abbandonare un frigorifero in mezzo alla strada. Ma prevedere sanzioni penali troppo dure per una serie di comportamenti oggi puniti con sanzioni amministrative meritava un’ulteriore riflessione».

Ma è vero che qualche ministro si è indispettito per le norme anti-graffiti perché da giovane qualche scritta l’ha fatta...
«No, tutti sanno che le scritte sui muri non si fanno, nemmeno quelle con contenuto politico o calcistico. Poi noi non intendiamo criminalizzare tutti i writer. Per questo vogliamo invitare i sindaci a trovare spazi nelle aree dismesse dove consentire queste forme di espressione. Però sul principio che non si possono imbrattare monumenti, edifici pubblici e nemmeno i palazzi privati, non si torna indietro».

Ma è così importante combattere i graffiti?
«Puniremo il deturpamento dei muri pubblici e privati. E non più solo quello dei monumenti. Ormai ci siamo abituati a vivere in ambienti urbani, diciamo così, variopinti. Occorre ridare valore al decoro recuperando senso civico per evitare la decadenza delle città».