Lo stop tardivo della Margherita: «Bertinotti non ponga condizioni»

Il giornale: «Il Prc non ha i numeri» E al Senato ora rischia Franco Marini

da Roma

Francesco Rutelli tenta di ridimensionare Fausto Bertinotti invitandolo a non avanzare pretese, ma arriva troppo tardi. La Margherita era intervenuta così nella querelle fra Ds e Rifondazione che aspiravano a occupare la stessa poltrona a Montecitorio. Quello delle cariche istituzionali è un puzzle difficile da risolvere per Romano Prodi che promette una soluzione nel giro di 48 ore. Intanto però i rapporti fra Quercia e Rifondazione si sono irrigiditi e l’ira di Massimo D’Alema per essere stato candidato al ruolo di presidente della Camera per poi fare la parte del perdente è tracimata fuori dalle stanze della politica. Tra le tante conseguenze anche la preoccupazione del leader della Margherita. Il timore di Rutelli è che se salta un pezzo del mosaico tutto il puzzle può andare a gambe all’aria. Anche una candidatura scontata e sicura come quella del margheritino Franco Marini sullo scranno più alto del Senato.
E così già l’altro ieri Rutelli era intervenuto, seppure tardivamente, a sostenere D’Alema. Anche per non correre il rischio di vedersi mancare anche soltanto un voto della Quercia a Palazzo Madama. Nel partito di Piero Fassino i malumori si sprecano e c’è chi osserva che a questo punto, saltata la presidenza della Camera per i Ds, anche quella della Margherita al Senato non può più essere così scontata.
Ieri Europa, il quotidiano della Margherita, bacchettava in prima pagina le ambizioni del comunista di cachemire che piace anche a Valeria Marini. Che Bertinotti aspiri a un qualche investimento, si legge nell’editoriale, è pure legittimo. Che però poi pretenda di raggiungere senza intoppi l’«obiettivo più ambizioso» è davvero troppo. Per la Margherita insomma Bertinotti non aveva tutti i numeri per «pretendere» quella poltrona. Oltretutto nessun altro all’interno della coalizione di centrosinistra ha posto aut aut. «Va bene il massimalismo - proseguiva l’editoriale - ma il non contemplare subordinate all’obiettivo più ambizioso si vede raramente in politica».
E a quel punto si facevano valere i numeri, ricordando come Ds e Margherita insieme alla Camera raggiungano il 31,3 mentre Rifondazione ha il 5,8. Dunque, concludeva l’articolo, certamente Bertinotti non può pretendere «pari trattamento». In effetti poi Bertinotti è stato trattato meglio.
Per il momento, suggeriva l’editoriale, «sarà più utile che il suo indiscutibile ma relativo peso politico e numerico venga speso nelle scelte di governo».
Intanto ieri Franco Marini ha incontrato Prodi nel suo ufficio di piazza Santi Apostoli. «Ogni tanto una visitina alla casa madre è doverosa», ha scherzato Marini che non si è sbottonato, definendo l’incontro con il Professore soltanto «una chiacchierata tra amici». E a Clemente Mastella che in mattinata aveva detto che, se fosse stato candidato a Palazzo Madama, avrebbe preso più voti di Marini, replica con un’altra battuta: «Perché dovrei smentirlo?- dice - Clemente è un amico». E il leader dell’Udeur ricambia il fair play del suo alleato garantendo il suo voto per lui. «Se Marini si candiderà ufficialmente alla presidenza del Senato noi lo voteremo», assicura Mastella.