Stoppani, sotto il cromo killer scorrono fiumi di veleni politici

Storia e retroscena di un giallo degno di Kafka, in attesa delle tappe decisive dei prossimi giorni

Benvenuti su «Scherzi a parte». Ci sarebbe da sbellicarsi, se non fosse che in ormai cento anni di brutta storia ci son stati 53 operai morti per tumore e tonnellate di cromo esavalente e altri veleni a inquinare l’aria, l’acqua, il suolo e il sottosuolo qui fra Arenzano e Cogoleto, poco sopra la foce del fiume Lerone. C’era una volta la Stoppani. C’è ancora, anche se adesso si chiama Immobiliare val Lerone, IvL, e fa finta di non esserci più. Ci sarebbe da sbellicarsi perché adesso, là dove Franz Kafka era un dilettante, la colpa di tutto o quasi, a sentire gli amministratori e persino i sindacati della società, è di tal Luigi Cola, ex sindaco di Cogoleto, oggi consigliere regionale Ds, reo di aver denunciato una situazione ambientale da Terzo mondo. E ci sarebbe da sbellicarsi perché, e qui il teatro dell’assurdo non regge il confronto, alle istituzioni che, peraltro in colpevole ritardo, usano il pugno duro con la società, la società risponde dettando le condizioni, in un gioco (al massacro) delle due verità.
Dall’inizio. Stoppani inquina dai primi del ’900, concentrando cromo esavalente fino a 64mila volte oltre i limiti stabiliti, mietendo vittime persino fra i pesci. Le istituzioni un bel giorno si svegliano, è il 1991, e mettono a disposizione della società i fondi del programma europeo Envireg, qualcosa come 8 miliardi delle vecchie lire, per avviare la bonifica. Stoppani si impegna, ma alla scadenza del progetto, nel 2001, come certifica in questi giorni il ministero dell’Ambiente, risulta «completamente inadempiente». Finisce con tre dirigenti di Stoppani e sei funzionari della Regione rinviati a giudizio, il processo è ancora in corso. Seguono altri atti da parte delle istituzioni, e una serie infinita di Conferenze di servizi ministeriali nelle quali vengono fissate prescrizioni di messa in sicurezza e bonifica a carico dell’azienda che, però, l’azienda puntualmente disattende. È il 31 luglio 2003 quando viene siglato l’accordo di programma fra la Regione di Sandro Biasotti, la Provincia di Alessandro Repetto, i Comuni di Arenzano e Cogoleto, Stoppani e i sindacati. Dice che Stoppani, che nel frattempo, a fine 2002, è divenuta IvL, deve bonificare il sito a proprie spese. È il 20 ottobre 2006 quando la Regione di Claudio Burlando e tutti gli altri enti dichiarano decaduta quell’intesa, perché ancora una volta l’azienda non l’ha rispettata. Così, il 23 novembre 2006 viene dichiarato lo Stato di emergenza, il 12 dicembre viene nominato un Commissario, l’avvocato Giancarlo Viglione, vicecapo di Gabinetto del ministero dell’Ambiente.
IvL passa al contrattacco. Per fermare il commissariamento scrive alla Regione, è il 16 ottobre 2006, di aver trovato un acquirente «serio e competente», e invia copia di un contratto preliminare di compravendita a Sviluppo Fe.Al.srl, la quale affiderà alla EcoGe Spa, che peraltro controlla al cento per cento la Fe.Al.srl, l’incarico di eseguire la messa in sicurezza, ma non la bonifica definitiva, che vale 40 milioni di euro. In quel contratto, IvL fa sapere di trovarsi in stato di crisi finanziaria, patrimoniale ed economica, e infatti fa richiesta di concordato al Tribunale di Milano, proponendo di poter liquidare i creditori che, fra operai e aziende, vantano 27 milioni di euro, al 10 per cento. Quel contratto di compravendita, se per ragioni che restano ignote mette in stand by la Regione, allarma invece il ministero dell’Ambiente. Che, è il 14 febbraio e San Valentino non ci mette una pezza, chiede il sequestro conservativo delle aree e si aggiunge all’elenco dei creditori per «non meno di 300 milioni», non fosse altro che «l’attuazione di tale programma contrattuale è suscettibile di recare grave danno all’amministrazione».
IvL reagisce a bordate: il 24 gennaio fa ricorso al Tar del Lazio contro tutti, dalla presidenza del Consiglio al ministero dell’Ambiente ai Comuni, dipingendo se stessa come una società da sempre impegnata per la messa in sicurezza e la bonifica. Il 19 febbraio scrive alle istituzioni tutte definendo «infondata» l’iniziativa del ministero e dettando le sue condizioni: se non si vuole che Sviluppo Fe.Al.srl receda dal contratto lasciando alle istituzioni l’onerosa bonifica, si sottoscriva entro due mesi un nuovo accordo di programma che definisca uno «sviluppo urbanistico» tale da «generare flussi di cassa da permettere la bonifica», resta un mistero cosa ci vorrebbero fare.
Dulcis in fundo, il 22 febbraio IvL scrive alla metà del mondo dalla Capitaneria di porto alla Asl 3, dai sindacati al Wwf, accusando di «macroscopica infondatezza giuridica» il «fulmine a ciel sereno» del ministero, avvertendo con tono quasi minaccioso che se IvL fallisse per colpa di quel ricorso ciò comporterebbe «un sovraccosto considerevole» nella bonifica ma anche un futuro nero per i venti operai ancora occupati in fabbrica (che da mesi vengono pagati con due mesi di ritardo, ma vabbè), e attribuendo, pur senza citarlo, gravi responsabilità al diessino Luigi Cola, che il primo febbraio ha sollecitato Regione e ministero a costituirsi quali creditori al Tribunale di Milano. Erano stati i sindacati i primi a tirarlo in ballo: «Le nostre perplessità sono avvalorate dal fatto che qualche politico locale si vanta pubblicamente di essere stato l’artefice di questo atto compiuto dal ministero». La società annuncia che farà esposto all’Autorità giudiziaria contro non meglio precisati «interessi personalistici» del «politico locale» che «sembrano aver trovato riscontro» al ministero. Kafka, appunto. Da segnalare che il sindacato ha cercato, schierandosi come sempre fa con l’azienda, di far sposare agli operai l’attacco a Cola e al ministero e di far minacciare loro il blocco della fabbrica. Ma che gli operai hanno risposto picche, minacciando sì il blocco, ma prendendo le distanze sul resto.
Mercoledì prossimo a Roma c’è l’ennesima conferenza dei servizi definitiva. Se il ministero non recederà, l’8 marzo il Tribunale di Milano non potrà accettare la richiesta di concordato: per IvL sarà il fallimento, le aree torneranno pubbliche, gli operai verranno impiegati nella bonifica. Se il Tribunale invece accetterà di avviare la procedura di concordato, servirà il voto della metà più uno dei creditori. Per questo, fra loro si sono aggiunti, c’è da tenersi forte, anche tutti gli eredi di Plinio Stoppani e persino Gino Mamone, amministratore unico sia di Sviluppo Fe.Al.srl sia di EcoGe.
Intanto Stoppani ha già iniziato a liquidare società, annunciando la cassa integrazione per il personale. Il motivo? Lo scrive la Trevisiol Srl, uno dei creditori: «La IvL è una scatola vuota, creata per i creditori, per salvaguardare l’ingentissimo patrimonio della Luigi Stoppani Spa». Solo che identici sono gli azionisti delle due società, e cioè gli eredi di Plinio Stoppani.