Storace dice sì al professor Buzzi via libera alla proteina anti-tumore

Eleonora Barbieri

È una prima vittoria, dopo quasi quarant'anni di studi in solitario: Silvio Buzzi, il medico che ha scoperto i poteri antitumorali della proteina Crm 197, è stato ricevuto l'altro ieri dal ministro della Salute Francesco Storace, che si è detto disponibile ad avviare una sperimentazione ufficiale. Il Crm 197 è un derivato della tossina difterica privo di ogni tossicità (un cosiddetto «tossoide»), normalmente utilizzato come componente dei vaccini contro il meningococco, per renderli efficaci anche per i bambini con età inferiore ai due anni. È stato Buzzi, 36 anni fa, a intuirne le proprietà e a provarlo su alcuni pazienti malati di cancro: in alcuni casi è riuscito a bloccare l'avanzata del tumore, in altri a sconfiggerlo definitivamente. Le ricerche di Buzzi, comparse anche su riviste scientifiche prestigiose, sono rimaste a lungo in un angolo. Ora, dopo l'incontro appena avvenuto a Roma, si profila la speranza concreta di una sperimentazione e la possibilità di verificare il valore del Crm 197, con uno studio sostenuto dalle autorità sanitarie italiane.
Un mese fa, sulle pagine de Il Giornale Stefano Lorenzetto ha raccontato la storia di questo medico, la sua avventura quasi «eroica» attraverso tre decenni di studi testardi, senza riconoscimenti, senza appoggi ufficiali: Buzzi e la sua scoperta hanno attirato l'attenzione di tante persone comuni, preoccupate per qualche amico o parente malato e, anche, l'interesse di alcuni esponenti del mondo politico e scientifico. Così, qualcosa ha cominciato a muoversi: il 10 febbraio scorso, in Parlamento è stata presentata un'interpellanza per chiedere al ministro della Salute di avviare una sperimentazione sul Crm 197. Prima ancora di ottenere una risposta, Francesco Brusco (autore dell'interpellanza) e il suo segretario Riccardo Pucciarelli si sono ritrovati faccia a faccia con il ministro, insieme al dottor Buzzi, che ha spiegato i dettagli delle proprie ricerche al capo ufficio tecnico del dicastero, Vincenzo Saraceni. Sarà quest'ultimo a occuparsi in concreto della commissione, che dovrà avvalersi del parere dei maggiori centri oncologici nazionali, prima di avviare una sperimentazione vera e propria, per la quale il ministro si è già detto comunque disponibile.
La burocrazia potrebbe essere accelerata dal fatto che già due centri per la cura e lo studio dei tumori, l'ospedale di Empoli e il Cro di Aviano (uno dei sette Irccs di riferimento a livello nazionale), abbiano chiesto espressamente di far parte del comitato tecnico che seguirà le tappe della sperimentazione. Umberto Tirelli, primario di Oncologia medica presso l'istituto in provincia di Pordenone è sicuramente soddisfatto di questo primo risultato: «Mi complimento con il ministro, per la sua sensibilità - commenta - e spero che la sperimentazione sia avviata il più presto possibile, pur nel rispetto delle procedure etiche e a tutela della salute dei pazienti». È dello stesso parere Gianmaria Fiorentini, primario di Oncologia dell'ospedale toscano: «Speriamo di poter creare i protocolli entro la fine dell'anno, su alcune patologie specifiche, come la neoplasia renale o il melanoma». Buzzi, dopo tanti anni è cauto: «Sono molto contento - ammette - però so che i tempi non saranno brevi e, soprattutto, non vorrei dare illusioni: la mia non è una cura definitiva, è soltanto una possibilità. E poi ci sono alcune difficoltà da superare, come quella di ottenere la proteina dai produttori. Il ministro però è stato molto disponibile, ho potuto spiegare le mie scoperte nel dettaglio ai suoi collaboratori, che sembravano soddisfatti: è la prima volta in tutti questi anni. Ci sono ancora molti “se” ma, finalmente, c'è una volontà concreta».