Per Storace e Santanchè è sempre più forte la voglia di scissione

da Roma

La tentazione esiste e periodicamente torna alla luce. La domanda è sempre la stessa: può funzionare un partito a destra di Alleanza nazionale, capace di raccogliere il consenso di una destra diffusa e tradizionalista, ovvero quella che non si ritrova nelle posizioni laiche e liberali di Gianfranco Fini? Francesco Storace se lo chiede da tempo. E in queste settimane, con l’approssimarsi delle elezioni amministrative, lascia che su di lui si concentri la curiosità dei media, desiderosi di squarciare il velo sull’ipotesi di una possibile scissione da An da lui guidata e capitanata.
Le voci si fanno sempre più insistenti: secondo il tam tam delle agenzie di stampa l’ex governatore del Lazio si preparerebbe a dar vita a un nuovo partito e subito dopo il voto di primavera, sarebbe pronto ad alzare i toni e a compilare le prime pratiche di separazione. Una raffica di illazioni che Storace non conferma né smentisce, da abile comunicatore qual è, spostando l’obiettivo sulla sua personale battaglia per una maggiore «democrazia» dentro An. Il capo dell’opposizione interna a via della Scrofa non ha mai smesso di chiedere la convocazione del congresso, e questa volta sembra deciso ad andare oltre: se entro il 30 giugno Fini non convocherà il congresso nazionale, la sagoma della nuova creatura potrebbe iniziare a stagliarsi all’orizzonte, perlomeno come una minaccia. «Se si nega democrazia interna - spiega Storace - è facilmente intuibile che tanti militanti e dirigenti se ne vadano da un partito senza identità e che epura chi dissente».
Sulle barricate, pronta a partecipare alla battaglia, ci sarebbe anche Daniela Santanchè che alcuni vedono come futuro segretario del nascente partito di Storace. E disponibili alla nuova avventura sarebbero anche alcuni frammenti di destra che orbitano ai margini dello schieramento moderato, tra cui Luca Romagnoli del Movimento sociale-Fiamma Tricolore. Secondo gli ultimi sondaggi a destra di An c’è uno spazio che può valere anche il 4 o 5 per cento. Per il Sole-24 ore la Destra sociale conta addirittura il 6,1 per cento dei consensi. «A me interessa dare cittadinanza ai veri valori della destra - dice Storace -. Sogno una forza politica che abbia nel suo simbolo la parola Destra, una destra che non chiede il diritto di tribuna ma la tribuna per i propri valori».
Questo film, per il momento, va catalogato nel genere fantapolitico perché gli interessati restano in equilibrio sul filo del dubbio e del possibilismo. Quel che è certo è che ormai Storace riveste a tutti gli effetti il ruolo di oppositore frontale del presidente di An. Così come, nonostante le mediazioni e gli sforzi per ricucire, Daniela Santanchè e Fini sono di fatto due separati in casa, con il progetto dei circoli D-Donna, da lei fondati, che va avanti su un binario parallelo rispetto al partito. «Sono in An e resto in An, il resto lo dirà il tempo» dice la parlamentare milanese. Un atteggiamento che rispecchia il dibattito interno a D-Destra, la componente di Storace, dove molti parlamentari sono convinti che bisogna attendere e continuare a portare avanti la battaglia dentro An. La conferma che, al momento, quella della scissione resta soltanto una tentazione arriva da Carmelo Briguglio, braccio destro dell’ex ministro della Salute. «Che mi risulti Storace non ha preso alcuna decisione. Personalmente ritengo un errore politico uscire da An: il progetto in cui credo è una Grande destra e non una piccola destra. Intendo continuare a lavorare a questo progetto nel mio partito».