Storace: «Ecco come taglierò le liste d’attesa»

Enrico Lagattolla

«Se un cittadino è costretto a pagare per un servizio che gli è dovuto, si incazza. Allora dobbiamo dirgli che ha diritto a un rimborso, come per i treni che arrivano in ritardo». Senza mezzi termini, il ministro della Salute Francesco Storace interviene durante un convegno sulla sanità lombarda.
Il messaggio è chiaro: se la lista d’attesa ha proporzioni bibliche, ci penserà il ministero. «Ci saranno risorse importanti per risolvere questo problema e siamo pronti ad erogarle utilizzando i fondi del Piano sanitario nazionale. Le Regioni si facciano avanti». Alla platea dei medici, Storace chiarisce poi l’accordo siglato ieri tra ministero e Federfarma. «Non si parlerà più di farmaci venduti nei supermercati, anche perché questo avrebbe posto un altro problema: perché nel supermercato sì e nei negozi no?». Insomma, «il presidio sanitario rappresentato dal farmacista è un punto rispetto al quale non si può tornare indietro».
Capitolo sconti. I farmacisti avevano chiesto un provvedimento che tagliasse i prezzi dei medicinali del 10 per cento. «Idea affascinante - commenta Storace -, e avrei fatto anche una bellissima figura. Ma in uno Stato liberale questo non è possibile».
Chiusa la polemica con Federfarma, restano i contrasti con le associazoni dei consumatori. Questione di costi: il 50 per cento dei farmacisti non proporrebbe il farmaco generico. «Stiamo attendendo la conversione in legge del decreto, che già nell’impostazione oggi in vigore indica al farmacista di segnalare il farmaco generico. Ora, però, questa norma già manifesta diventerà stringente». Primo, il farmacista sarà «obbligato» a segnalare il farmaco equivalente. Secondo, nel caso in cui non lo facesse, scatteranno delle sanzioni di carattere amministrativo.
Norme a parte, resta valida l’iniziativa del consumatore. «Il cittadino - è l’invito di Storace - scelga i farmaci al costo che più gli conviene».

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