Storace: entro luglio un taglio alle liste d’attesa

Cento le prestazioni «sprint» garantite entro tempi certi, tra cui coronarografia, Tac, angioplastica

Massimo Malpica

da Roma

Due miliardi di euro destinati dalla Finanziaria 2006 alle Regioni e alle Asl. Soldi destinati ad abbattere drasticamente una delle piaghe della sanità italiana: le infinite liste d’attesa per esami, analisi e interventi chirurgici. Si comincia stabilendo tempi certi e inderogabili per cento prestazioni sanitarie, individuate come prioritarie dal ministero della Salute e che le Asl dovranno pagare di tasca propria agli utenti che le hanno richieste se non saranno in grado di assicurarle entro la scadenza prevista.
Non è un futuro lontano. Sul piano nazionale per il contenimento dei tempi di attesa, presentato ieri dal ministro della Salute Francesco Storace, la conferenza Stato-Regioni dovrà pronunciarsi entro il 30 marzo e poi le Regioni avranno due mesi per approntare il piano attuativo. Già dall’inizio di luglio, così, fare una Tac o una risonanza, una coronarografia o un’angioplastica, non sarà più una scommessa con il calendario. Perché se l’esame o l’intervento è compreso nell’elenco fissato dal piano nazionale (la lista delle cento prestazioni verrà aggiornata regolarmente dal ministero, d’intesa con la conferenza Stato-Regioni) «al cittadino ne è comunque assicurata dalla propria Asl l’erogazione presso specifiche strutture pubbliche o accreditate, nei tempi di attesa fissati dalla Regione o dal ministero della Salute», spiega la nota del dicastero.
La scaletta dei tempi del piano prevede tre classi di priorità, da «pochi giorni» a «breve periodo», fino a «180 giorni», ma le regioni nel piano di attuazione devono indicare i tempi certi massimi per ognuna delle cento prestazioni «assicurate» (se non lo faranno entro il 30 giugno, entrerà in vigore la tabella approntata dal ministero), e il direttore generale di ogni Asl è responsabile del rispetto delle scadenze. Che sono tassative. Perché se l’Asl non riesce a garantirle, il cittadino potrà effettuarle comunque in regime di «intra moenia» senza aggravi di spesa (solo l’eventuale ticket) o rivolgendosi a privati o a «service» sanitari con i quali l’Asl abbia predisposto convenzioni.
Verranno monitorati separatamente i tempi sia delle cento prestazioni «sprint» che dell’intero sistema delle liste d’attesa, che dovrebbe migliorare nel suo complesso, anche per il completamento dei Cup, i centri unici di prenotazione regionali e il piano prevede poi la creazione di una Commissione nazionale sull’appropriatezza, composta da esperti in medicina generale, in assistenza specialistica ambulatoriale e in assistenza ospedaliera e rappresentanti del ministero, delle Regioni e delle associazioni di consumatori e utenti. All’organismo, che nascerà entro febbraio, spetterà il compito di stabilire i criteri di appropriatezza delle prestazioni (e lo studio di metodi di controllo per accertare che le prestazioni prescritte siano appropriate) e quello di fissare le sanzioni amministrative previste dall’ultima Finanziaria per le «agende chiuse», la sospensione (proibita) della prenotazione delle prestazioni da parte di Asl e strutture sanitarie.