Storace mette a dieta gli italiani

Marco Lombardo

Diciamolo, noi del gruppo in perenne sovrappeso sappiamo che è vero: davanti alla macchinetta delle merendine ci sentiamo sempre un po’ in colpa. Sarà un po’ per le cattive abitudini, sarà che non ci riusciamo a frenare: dopodiché, con la morte nel cuore, schiacciamo il magico numerino e ci sentiamo subito meglio. Anche se sappiamo che non è vero.
Così, noi del gruppo, sappiamo che il ministro della Salute Francesco Storace ha perfettamente ragione quando reclama bustine di frutta al posto di quel concentrato di colesterolo che si nasconde nell’angolo della pausa caffè. Così come sappiamo che quella che per noi è una poco sana abitudine può diventare un vero pericolo per i nostri figli. Via libera dunque - e con convinzione per giunta - al decalogo antiobesità presentato ieri a Milano e voluto proprio da Storace. Uno che - senza offesa - ha dei trascorsi che ce lo fanno sentire vicino.
Il progetto - che ricorda quello del predecessore Sirchia (ricordate quello delle mezze porzioni al ristorante?) ma è un po’ meno integralista - lancia un nuovo indice di misura, il «qb», che sta per «Quoziente Benessere» ed è quello che ci può salvare la vita. E in fondo il trucco è semplice: «Non si tratta di imporre una dieta di Stato - ha sottolineato Storace - ma di dare informazioni ai cittadini per sensibilizzarli, e anche di far partire azioni politiche che coinvolgano diversi attori interistituzionali, dai Comuni ai medici, alle famiglie».
Così ecco il decalogo che parte dalla cura dei neonati, con la raccomandazione di allattare i bimbi al seno, per passare alla possibilità di scelte dietetiche sane nelle mense delle scuole e delle aziende con qualche attenzione in più nel preparare i menù. E poi appunto il suggerimento di eliminare i distributori automatici, riempiendo invece le diaboliche macchinette di «snack a base di frutta e verdura». Una sperimentazione, tra l’altro, che la Regione Lombardia ha già presentato e farà partire a settembre in un centinaio di scuole di Milano, Cremona e Brescia. Un primo passo. Il resto poi - consenta ministro - è il solito menù: informazione, attività fisica e vita più sana. Cose, in fondo, che ci ripetiamo spesso davanti a quel distributore.
Perché, guardando le statistiche snocciolate da Storace, non possiamo fare i furbi: se il 41 per cento degli italiani sono «completamente sedentari», da qualche parte devono pur essere. Se solo due su dieci fanno sport con regolarità, facciamoci un esame di coscienza. Dunque, caro ministro, lei ha perfettamente ragione, e non è un caso che tra i più entusiasti ci siano i pediatri. Via libera dunque ai menù più sani, al bando delle merendine e - perché no? - alla costruzione di piste ciclabili e pedonali. In fondo, come spiegano dalla Società italiana dell’Obesità, bastano diecimila passi al giorno per evitare una strage, se è vero che ogni anno muoiono per problemi legati al peso 390 persone ogni 100mila abitanti. E in fondo, caro ministro, a questo punto resta da sapere solo una cosa: quanti «qb» fanno un’insalata?
Marco Lombardo