Storace: «Mi dimetto per difendermi meglio»

L’esponente di An, che potrebbe presto essere sentito come testimone a Roma, si prepara a procedere «per calunnia»: quelle accuse di spionaggio sono una «panzana pazzesca»

Emanuela Fontana

da Roma

Il 23 aprile dello scorso anno, pochi minuti prima di giurare al Quirinale come successore di Girolamo Sirchia, aveva provocato ai microfoni: «Da oggi ho smesso di fumare». Dopo dieci mesi e quindici giorni al ministero della Salute Francesco Storace, ex governatore della Regione Lazio, si dimette, perché, spiega con la stessa flemma, «se c’è qualcuno che si permette di gettare fango, preferisco affrontarlo senza il mantello ministeriale».
L’interim è stato assunto da Silvio Berlusconi, come ha annunciato il premier ieri sera alla trasmissione «Matrix».
È stato proprio l’ultimo round del suo passaggio a via della Pisana a costringere Storace a lasciare la poltrona della sanità a meno di un mese dalle elezioni, quattordicesimo ministro a sfilarsi dal governo. L’ha fatto in modo veloce, poche ore. Decisiva la lettura dei giornali del mattino, sua, ma anche di Gianfranco Fini, di Silvio Berlusconi e del Quirinale. La magistratura milanese ha messo in luce un presunto spionaggio politico, con sospette falsificazioni di firme, ai danni di Alessandra Mussolini nella lotta a tre tra la nipote del Duce, Storace e Piero Marrazzo per le elezioni regionali di aprile 2005 nel Lazio. L’accusa: sarebbe stata messo in atto un «piano finalizzato ad agevolare la vittoria finale di Francesco Storace», come ha scritto il gip Paola Belsito, anche attraverso inchieste clandestine per trovare eventuali «zone d’ombra» nei conti di Marrazzo e in quelli della moglie.
La decisione delle dimissioni, stando al comunicato, è stata presa convintamente da Storace. La prima comunicazione è stata per Fini, dopo una serie di conversazioni con il vicepremier e tra lo stesso Fini e Berlusconi. L’annuncio poco dopo le 14 di ieri: «Il semplice sospetto - ha scritto il ministro - che io possa aver architettato una manovra politica contro i miei avversari politici mi addolora e mi indigna. Sento, più di chiunque altro, il desiderio di conoscere in tempi brevissimi la verità, perché nulla è più importante del mio onore personale e politico». Una decisione, la sua, che ha riscosso solidarietà anche da alcuni avversari politici, nelle istituzioni locali e in parlamento. Una scelta presa anche per non gravare sul partito e sulla coalizione in un momento delicato come questo di campagna elettorale, ha aggiunto Storace: «Ho il diritto di difendermi - ha chiarito - e avverto, parimenti, il dovere di sottrarre la mia comunità politica e il governo dalle strumentalizzazioni della sinistra».
Anche da Berlusconi, in serata, sono arrivate parole di appoggio: «Conosco Storace - ha detto il premier annunciando l’assunzione dell’interi,- e sono sicuro della sua estraneità: posso dire che non può essere coinvolto in affari di questo tipo. Storace è una persona trasparente, chiara e generosa. Questa sua generosità l'ha portato a dare le dimissioni, una decisione sua, del suo partito, per preservare il governo e An da possibili strumentalizzazioni mediatiche».
L’ex «Epurator», come veniva chiamato ai tempi della commissione di vigilanza Rai, ha spiegato di aver «esposto tutto ciò al presidente di An, onorevole Gianfranco Fini, al quale ho altresì comunicato la mia decisione di rassegnare le dimissioni dalla carica di ministro, che formalizzerò al capo dello Stato e al presidente del consiglio».
Poi qualche dichiarazione ai giornalisti lasciando quel dicastero dove negli ultimi mesi aveva intrapreso una battaglia che gli stava molto a cuore: quella sulla reale applicazione della legge 194 nei consultori. Fuori dalla formalità del comunicato, Storace è tornato ai toni colloquiali che gli sono abituali: l'accusa nei suoi confronti «è una panzana pazzesca». Garantisce di non aver mai fatto «nella mia vita politica» ne ha mai avuto intenzione di fare «operazioni di spionaggio». Ora procederà «per calunnia», ma non prima di «aver letto gli atti per capire cosa si sta dicendo. Mi dispiace che la signora Marrazzo sia stata coinvolta».
L’ex inquilino del dicastero di Lungotevere Ripa e ex governatore del Lazio, e prima ancora giornalista al Secolo d'Italia, si dimette ma non lascia la politica e la corsa elettorale, anche per le «responsabilità politiche» che riveste: «Penso di avere il diritto di fare campagna elettorale libero da responsabilità istituzionali ma ricco di responsabilità politiche. Il programma dei comizi rimane in piedi, «ma non lo dite in giro, non fate le spie», ha scherzato lasciando Trastevere per l’ultima volta.
In serata infatti era già a Nuoro, nessun stravolgimento di agenda, e da lì, ha difeso la sua squadra, un compito questo ancora più difficile in questo momento: «Io mi fido ciecamente dei miei collaboratori. Sarebbe immondo scaricare tutto su un collaboratore». Il pubblico di simpatizzanti riunito davanti al museo etnografico l’ha applaudito.
Prima di partire non aveva parlato solo del suo futuro imminente, ma anche e soprattutto del passato che lascia: «Resteranno nel mio cuore i dirigenti che ho trovato qui, al ministero della Salute. Si tratta di una burocrazia che fa grande onore all’Italia». L’auspicio è che il lavoro svolto vada avanti: «Spero che vada in porto il provvedimento sulle liste d’attesa, perché si tratta di un diritto nei confronti dei cittadini». Infine il capitolo degli «investimenti per la ricerca», un tema su cui Storace si è molto concentrato e per il quale, ha raccontato, conserva una lettera di complimenti del presidente Carlo Azeglio Ciampi. Il presidente è stato tenuto aggiornato ma non ha firmato il decreto di dimissioni, perché ieri era a Torino per le Paralimpiadi.