Storace: «Provincia no a candidature piovute dal cielo»

Basta con i preamboli, si entra nel vivo del discorso. E l’altro ieri il leader della Destra, a colloquio con Silvio Berlusconi, di carne al fuoco ne ha messa parecchia. Anche in vista di quelle amministrative, prime fra tutte nel Lazio, che in primavera potrebbero dare la spallata decisiva all’Unione in Italia.
Senatore Storace, dopo gli ultimi venti di crisi nell’Unione Silvio Berlusconi afferma che a gennaio dovrebbe cadere il governo Prodi. Condivide?
«È una previsione che ha solide fondamenta, la maggioranza ha serie difficoltà. Ma bisogna anche andare alle elezioni, l’automatismo non è così scontato».
Ma in primavera potrebbero esserci insieme Amministrative e Politiche. E il Lazio potrebbe essere la chiave di volta.
«Non c’è dubbio sul peso elettorale del Lazio, anche se amministrative e politiche sono cose diverse. Sulle elezioni politiche nel Lazio come Destra ci batteremo fino in fondo per riportare Berlusconi a Palazzo Chigi. Augurandoci che tutti gli alleati siano consapevoli che questo è l’obiettivo comune. Discorso diverso è quello delle candidature per la Provincia di Roma. Non si possono impacchettare soluzioni precostituite e scodellarle dall’alto».
Lei pone una pregiudiziale su questa candidatura. Dove sta il problema?
«Il problema sta nella differenza fra alternativa e alternanza. Se avessi la concezione politica fondata sul bisogno di potere non avrei fondato la Destra, insieme a tante altre persone. Lo ha spiegato bene Teodoro Buontempo. Come Destra noi vogliamo mobilitare centinaia di migliaia di elettori, a Roma e nella sua provincia, su obiettivi immediatamente percepibili. Partecipare alle amministrative, invece, con lo stesso spirito di un congresso fra correnti democristiane non mi sembra il miglior viatico per mobilitare la gente. Il futuro presidente della Provincia, oltre ad assicurare il buon governo, deve essere anche la testa d’ariete per riportare Berlusconi a Palazzo Chigi».
Il deputato Udc Luciano Ciocchetti, candidato in pectore, su questo punto non ha detto niente di preciso, vuol dire?
«Qui c’è un dato politico su cui riflettere. Se un partito (l’Udc, ndr) dice che è finito il berlusconismo, può chiedere il voto a chi non la pensa allo stesso modo?».
Storace, però lo dica chiaramente che a bruciare è stato anche il fatto che alla conferenza del centrodestra a Palazzo Valentini c’era anche il leader della Dc Cutrufo. Tutti, meno voi.
«A Roma si dice: non me ne può fregare di meno. È più rischioso perdere le elezioni o partecipare a un tavolo? Io non discuto, badi bene, della legittimità di escludere la Destra da un tavolo. È evidente che quando si prende un’iniziativa, poi ci si deve aspettare una reazione. Non mi preoccupo, però, se non vado a un tavolo. Mi preoccupa invece che i cittadini possano non andare alle urne».