Storace: «Con questa legge elettorale Viterbo è rimasta un po’ penalizzata»

«Nella storia d’Italia ci sono stati centinaia di ladroni che, colti con le mani nel sacco, si sono barricati negli incarichi di governo. Io, invece, pur non essendo parlamentare, quindi non godendo dell’immunità, ho rinunciato anche all’ombrello di ministro. Così si comporta un uomo di destra quando, ingiustamente accusato, deve difendere la propria onorabilità». Lo ha detto, ieri pomeriggio, l’ex ministro della Salute ed ex presidente della Regione Lazio Francesco Storace intervenendo a Viterbo a un’assemblea elettorale di Alleanza nazionale, il suo partito. Storace non ha voluto precisare a chi si riferisse nel dettaglio ma ha aggiunto che «basta ripassare la storia degli ultimi cinquant’anni per rendersene conto». Un pranzo elettorale a cui hanno preso parte ben ottocento persone, politici locali, professionisti, imprenditori, commercianti e, soprattutto, tantissimi cittadini curiosi di conoscere quali saranno i programmi del partito di Fini per il governo del loro territorio. La presenza di Storace, nel pieno dello «Spy-gate», ha destato ancora maggiore interesse. Storace, comunque, s’è soffermato soprattutto su alcune questioni che, naturalmente, riguardano la provincia tuscia. Riferendosi in particolare ad alcuni aspetti della legge elettorale che avrebbe escluso diversi «papabili» nelle liste. «Questa legge - ha detto - ci ha obbligato a distribuire i posti in lista in base agli abitanti delle province. Così Viterbo è rimasta penalizzata. Tuttavia, la regola delle quota rosa che An ha deciso di applicare, ci ha permesso di collocare in un’ottima posizione Laura Allegrini». Al pranzo erano tuttavia assenti il sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, e il deputato uscente Marcello Meroi, anch’egli tagliato fuori dalla nuova legge elettorale. «Gabbianelli è in vacanza in Kenya e Meroi è andato a sciare - ha commentato con una sottolineatura polemica Storace - ma io non posso mica programmare la campagna elettorale in base agli impegni del sindaco». In merito alle sue dimissioni ha poi ribadito: «Mi ha fatto piacere che il presidente Berlusconi mi abbia rinnovato la sua fiducia e mi abbia chiesto di restare nel governo. Ma ho deciso di lasciare perché intendo affrontare la situazione in cui sono stato trascinato con le mani libere, evitando che nella feroce speculazione giornalistica in atto vengano coinvolti il governo, il mio partito e la coalizione».