Storace: "Sfiducerò il premier ma basta con i veti di Fini"

Il leader della Destra: "An ha minacciato di votare la Gentiloni se Forza Italia ci avesse fatto firmare la mozione Rai"

da Roma

Senatore Francesco Storace, ha visto che ha combinato?
«Che ho combinato io o che ha combinato chi si ostina a porre veti contro di me e la Destra?».
Ce l’ha con Fini?
«Ce l’ho con chi ha preteso che io non sottoscrivessi la mozione sulla Rai del centrodestra (che, peraltro, per come la vedo io non era certo il massimo), arrivando a minacciare di votare la legge Gentiloni se Forza Italia avesse aperto un dialogo con me. Che poi sono gli stessi che giovedì sera strepitavano contro di me, che a loro dire avrei dovuto votare la mozione lo stesso. Una campagna mediatica mirata e vergognosa».
Ce l’ha con Fini.
«Se c’è un partito che si sta caratterizzando per avere un particolare livore nei miei confronti è An. Che poi, visto che a loro io non contesto il diritto di andare dove vogliono, non capisco perché loro lo debbano contestare al sottoscritto».
Invece?
«È una guerra continua. Anche a livello locale. Apro un canale sul territorio con esponenti del centrodestra e un attimo dopo mi ritrovo An che prova a mettermi all’angolo. È un continuo gioco dei veti».
A Roma è andata in questo modo?
«Guardi, di Giro (coordinatore regionale di Forza Italia, ndr) ho profondo rispetto, lo stimo quanto lui stima me. Ma fare la riunione per programmare le provinciali di Roma del prossimo anno senza chiamarci vuol dire avere una vocazione al suicidio. Non voglio parlare del sottoscritto, ma Buontempo qualche voto ce l’ha...».
Insomma, più o meno lo stesso problema che ha avuto Rotondi, quando l’Udc ha chiesto che non partecipasse al vertice sulla Rai.
«Ecco. Deve esser chiaro, però, che con i veti incrociati si perdono le elezioni».
Il dato di fatto, però, è che il suo voto è stato determinante. Secondo Bonaiuti - che insiste sulla necessità di recuperarla - se lei avesse votato "come di solito vota, a quel punto il governo sarebbe andato sotto".
«Un modo per dare un colpo al cerchio e uno alla botte. La verità è che giovedì non si votava sul governo Prodi ma su chi deve assumere le ballerine in Rai, altrimenti Prodi avrebbe mobilitato i senatori a vita. Questo in Italia l’hanno capito tutti. Se io e gli altri due della Destra fossimo stati in Aula non sarebbe cambiato nulla, perché il centrosinistra si sarebbe comportato di conseguenza. I conti non li facciamo solo noi e siccome la nostra posizione era nota da giorni non vedo il motivo di tanto rumore. Da parte mia, sia chiaro, non c’è stato alcun agguato. Quindi, basta prediche».
Con chi ce l’ha?
«Con chi fa finta di non capire. Nel 53% delle votazioni elettroniche al Senato la maggioranza ha vinto con 155 voti o meno. Insomma, poteva essere battuta. Però se ci sono delle assenze su temi come la sicurezza, le tasse o il lavoro non si scandalizza nessuno. Nemmeno nel mio ex partito, che non è certo un esempio di presenza in Aula».
Assenze mirate?
«Come dice un illustre senatore a vita, “a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”. Insomma, se stai un anno e mezzo a litigare con Berlusconi...».
Ancora Fini?
«Diciamo di sì».
Oggi, i rapporti con la coalizione come sono?
«Guardi, io sono uno di quei milioni di italiani che vuole riportare Berlusconi a Palazzo Chigi. Se vogliamo presentare una mozione di sfiducia a Prodi sarò il primo a firmarla. Io non ho chiesto soldi a nessuno né spazi televisivi, nonostante tutti i mezzi d’informazione ci abbiano ignorato, pure quando deputati o senatori decidevano di passare con noi. Però, basta veti. Non posso continuare a giocare la partita dell’escluso, di questo Berlusconi si deve far carico. Se si vuole mettere a segno un colpo, deve essere concertato. Il Parlamento è fatto per questo, per discutere e confrontarsi. Tanto che quando Fini mi ha detto “obbedisci” io me ne sono andato. E anche lui si rassegni: noi ci siamo e portiamo in dote alla coalizione qualcosa che manca».