Storace, lo strappo si avvicina: «L’ultima parola ad Alemanno»

«Se entro il 30 giugno non ho risposte me ne vado Candidarmi alla Provincia? Fosse per me la abolirei...»

Pochi giorni ancora e l’ultimatum scadrà. Per Francesco Storace è sempre più vicino il momento dello strappo da An. Di dare vita a un nuovo movimento «La Destra» e candidarsi alle prossime elezioni provinciali.
Perché ha deciso di ripartire dalla Provincia?
«Io non ho deciso ancora nulla. Fosse per me abolirei la Provincia. Per le prossime elezioni auspico che ci sia un candidato della Cdl con la capacità di rappresentare la destra e i suoi valori. I cittadini non ne possono più di vedere un governo che non è credibile, che non sa affrontare l’emergenza criminalità, che non dà sicurezza economica e fisica agli italiani, che spalanca le frontiere ai clandestini e le porte del carcere, che cerca di cambiare quei valori che in tanti anni ci hanno insegnato mamma e papà. Si ha paura di farsi il segno della croce e i crocefissi vengono tolti dalle pareti».
Lo strappo con An: ci sono speranze di ricucire?
«La partita è nelle mani del presidente di An. Io continuo a chiedere il congresso non per capriccio. In 5 anni ne sono successe troppe. Se entro il 30 giugno non verrà fissata la data per il congresso sarò costretto a prendere nuove iniziative».
Governatore del Lazio, poi ministro della Salute: qualche rimpianto?
«Alla Regione la sconfitta elettorale fu dovuta a un insieme di fattori: l’onda d’urto contro il governo Berlusconi, quello che oggi sta accadendo a Prodi, la candidatura della Mussolini, il contratto degli statali non firmato e la morte del Papa che scosse il mondo cattolico. Tuttavia la sconfitta con Marrazzo arrivò dal popolo e il popolo è sovrano. Invece sono ancora molto dispiaciuto per come andò a finire al ministero. Mi dimisi per un articolo di giornale. Oggi non si dimette più nessuno. Su di me non ci fu nemmeno un’intercettazione. Tanto che alla fine sono stato prosciolto su richiesta degli stessi pm che mi avevano accusato».
E la sanità non migliora... Anzi.
«Ci sono appetiti e sacche di privilegio. Tuttavia io col Sant’Andrea ho dimostrato che se si vuole gli ostacoli si superano in tempi brevi».
Forse anche per la sanità occorrono poteri speciali?
«Per carità. Di poteri concessi dallo Stato alle Regioni ce ne sono fin troppi. Un governatore firma atti che nemmeno legge. Io sono per più poteri legislativi alle città: Roma città-regione».
Ma è quello che vuole Veltroni?
«Con l’unica differenza che li chiede con molta prudenza. Quando Tremonti annunciava tagli lui minacciava di chiudere l’illuminazione, oggi che Prodi gli ha tolto pure le lampadine non dice nulla».
Quindi alle Provinciali non si candida? Nemmeno se glielo chiedesse la Cdl?
«Bisognerà vedere come si arriverà a quel momento. Con quali forze politiche e con quali facce. E se la posizione dell’Udc sarà ancora incomprensibile».
Con Alemanno pensa di ricucire?
«Mica faccio il sarto! Lo ritengo un acuto leader politico che però fa delle scelte controverse a quelle praticate. Il problema è suo, non mio».
Roma è davvero un modello?
«No. Non c’è voce per i problemi dei cittadini. La città scoppia, soffre, si passano ore e ore dentro una macchina. Veltroni ha buon gioco perché va a braccetto con l’opposizione».
E il boom turistico?
«E mica li ha fatti Veltroni i monumenti!».
Ammettiamo che lei si presenti con «La Destra» alle provinciali e che la Cdl candidi la Mussolini: che cosa penserebbe?
«Che negli ultimi tre anni non è cambiato davvero nulla».