Storace vieta la pillola che interrompe la gravidanza

da Roma

Francesco Storace blocca la sperimentazione della pillola abortiva per procedure irregolari. Il ministro della Salute con un’ordinanza urgente ha deciso di sospendere il test della Ru486, che i medici dell’ospedale Sant’Anna di Torino stavano somministrando a un gruppo di pazienti. Le donne che avevano già iniziato il trattamento ovviamente lo potranno portare a termine. La decisione è stata presa dal governo sulla base dei risultati raggiunti dall’indagine condotta dagli ispettori dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) inviati a Torino dal ministero per verificare la correttezza delle procedure. Letta la relazione Storace ha deciso l’immediata sospensione del trattamento per motivi di salute pubblica. Ma dato che il tema è quello dell’aborto e sulla pillola abortiva la polemica va avanti da anni la decisione di Storace scatena la reazione durissima non soltanto dei medici del Sant’Anna e dei politici locali ma di buona parte del centrosinistra, con l’eccezione della Margherita. Infuriata la presidente del Piemonte, Mercedes Bresso. «È un fatto inaudito e un abuso, Storace dovrebbe vergognarsi della sua decisione - spara la governatrice di centrosinistra -. Non conosco l’ordinanza ma sono certa che sia basata su pretesti, si tratta di un atto politico di una scorrettezza inaudita». Durissimo anche il leader radicale Daniele Capezzone che parla di un «atto illiberale e ideologico che prosegue la deriva proibizionista».
La sinistra quindi sposta lo scontro sul terreno politico invocando la laicità dello Stato e sventolando lo spauracchio di una crociata del centrodestra contro l’aborto. Storace, con il sostegno di tutta la Casa delle libertà replica invece che l’obiettivo del governo riguarda soltanto la tutela della salute della donna.
Che cosa hanno trovato che non andava nell’ospedale Sant’Anna gli ispettori del ministero tanto da indurre Storace a sospendere immediatamente la sperimentazione? Sollevata la cortina delle polemiche politiche la relazione degli ispettori sulla sperimentazione in effetti mette in luce diversi aspetti di irregolarità. Il caso più grave riguarda quello di una paziente che, dimessa dopo la prima somministrazione del farmaco, ha avuto «una sospetta espulsione parziale fuori ricovero». Caso confermato dai medici del Sant’Anna. Gli ispettori quindi rilevano che non soltanto questo episodio non è conforme al parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanità (Css) ma è anche «fuorilegge» rispetto alla 194 che impone che l’interruzione di gravidanza avvenga e si completi in regime ospedaliero per garanzia e tutela della salute della donna. Dunque nella relazione si indica la necessità di sospendere subito la sperimentazione «fatto salvo il completamento in regime di ricovero dei trattamenti farmacologici già in atto» e di riprendere poi la sperimentazione a condizione che si preveda «l’inserimento nel protocollo della procedura di ricovero delle pazienti fin dalla prima somministrazione del farmaco, in conformità dell’articolo 8 della 194 del ’78 e sulla base del parere del Css per garantire la tutela della salute della donna». Il protocollo poi dovrà essere approvato dal Comitato etico locale inserendo anche le indicazioni dell’Aifa.
Che la somministrazione della Ru486 con tutte le relative conseguenze dovesse avvenire sotto stretto controllo ospedaliero non è affatto una novità tanto che il caso era già finito sul tavolo del procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, che due anni fa aveva contestato una prima sperimentazione già in atto proprio perché in contrasto con la nostra legge sull’aborto. Gli effetti della pillola abortiva variano. Per alcune donne arrivano dopo poche ore. Per altre anche dopo due giorni: ecco perché è difficile gestire la durata del ricovero. A Torino una delle pazienti ha chiesto di uscire dopo la somministrazione e, nella convinzione che la pillola non avesse funzionato, i medici hanno detto sì. L’aborto invece è avvenuto dopo poche ore in casa, il che, non è conforme alla 194 e, secondo gli esperti, rappresenta un rischio per la donna. Anche i ginecologi ritengono che la Ru 486 debba essere somministrata soltanto in ospedale.