Storace vuole anche la fiamma: "Fini la dia a noi e vada nel Ppe"

Roma - Con petali di rosa sparsi a larghe mani dalle amiche di Daniela Santanchè e una poesiola con ambizioni da «avanguardia futurista» (dice l’Ansa) di Francesco Storace, s’è conclusa ieri l’assemblea costituente de «La Destra». Dal palco azzurro del Palacongressi all’Eur, il leader della nuova formazione ha spronato i suoi con un invito-provocazione a Gianfranco Fini: se ne vada nel Ppe con quanti lo seguono di Alleanza nazionale, e lasci a noi la Fiamma tricolore.
Nonostante la benedizione ricevuta sabato da Silvio Berlusconi, è improbabile che Storace possa coronare il sogno di esibire il vecchio simbolo del Msi, campeggiante ancora nel cerchio biancazzurro di An. Pur se le rime declamate (più Malgioglio che Marinetti, in verità) risuonano ambiziose e promettenti: «Torna la destra che non mente, rinasce la destra che non si vende, conquisterà il mondo la destra che non si arrende». E nonostante all’inizio avesse assicurato di non avere «alcuna intenzione di polemizzare in eterno» con Fini, ha finito col guanto di sfida: «Se tanto freme dalla voglia di entrare nel Ppe, perché pretende di tenersi ancora il simbolo del Msi? Che c’entra quella gloriosa storia con i salotti e il politicamente corretto? Fini lasci dunque la Fiamma a La Destra, che oggi apre le finestre e cambia aria, rifiuta la convenienza perché sceglie la convinzione».
A sparare su An, a pallettoni, in verità ha provveduto per prima Assunta Almirante, fiore all’occhiello del nuovo partito. Dopo 12 anni, la vedova del leader del Msi ha finalmente liberato il suo vero pensiero: «Fiuggi è stato un errore gravissimo, una tragedia per il popolo missino che Giorgio non avrebbe mai permesso. Io non ho mai appoggiato An, mi hanno fatto molto male. Hanno cambiato il partito da soli, perché la gente piangeva e se ne andava. Ora sono felice per Francesco, merita questo successo». La Santanché poi ha rincarato la dose, forse corroborata dall’investitura a portavoce de La Destra che Storace ha fatto proprio ieri, insieme alla promessa che sarà ministro nell’imminente governo della Cdl. Tant’è che ha stupito anche le scorze più dure tra i nostalgici missini tuonando con foga: «Noi non siamo un partito moderato, siamo un partito incazzato e con la bava alla bocca, che non darà tregua a chi tradisce i propri valori».
Tanto orgoglio ritrovato fa dire a Storace che «noi siamo di destra e con il centro ci alleiamo, ma non ci confondiamo», e dunque «a Berlusconi dico che la federazione del centrodestra non ci piace». Così, il pluralismo (o frammentazione se preferite) si sviluppa e trionfa anche a destra. Fini tace, per ora sceglie la linea del non vedo e non sento. Alessandra Mussolini invece è spietata, bolla la nuova formazione come «vampiri alla ricerca di sangue da succhiare»; per cautela metterà «intorno al collo una treccia d’aglio» regalandone una anche a Berlusconi.