La storia Un’agevolazione che costa poco e mette in moto la produzione

La stabilizzazione del regime di Iva agevolata al 10% per le ristrutturazioni edilizie è una conquista positiva dell’Italia in sede europea perché scrive la parola «fine» a dieci anni di proroghe che si protraevano sin dal 2000, anno di introduzione del beneficio.
Ma come funziona la norma? Quanto costa? E, soprattutto, perché solo ieri si è potuta dare certezza ai contribuenti? L’ultima domanda è quella alla quale conviene rispondere per prima. In Europa sgravi e agevolazioni tendono a essere interpretati come aiuti di Stato, ma dal febbraio 2006 una direttiva ad hoc ha consentito di «addolcire» l’Iva per i settori ad alta intensità di manodopera (edilizia in primis) in modo da favorire lo sviluppo e la creazione di posti di lavoro. Ieri la conquista decisiva.
Il funzionamento dell’Iva agevolata al 10%, invece, è abbastanza semplice. Soprattutto per la sua diretta applicazione: non ci sono dichiarazioni da inviare o moduli da compilare, se ne usufruisce immediatamente. Gli interventi ricompresi nella norma sono di quattro tipi: manutenzione ordinaria (mantenimento dell’efficienza dell’immobile), manutenzione straordinaria (modifiche strutturali), ristrutturazione (trasformazione o demolizione per fedele ricostruzione) e restauro. Per tutte queste prestazioni di opera si paga l’imposta dimezzata.
Ai beni che «costituiscono una parte significativa del valore delle forniture effettuate» (ascensori, caldaie, infissi, videocitofoni, condizionatori e sanitari, impianti di sicurezza) l’aliquota ridotta si applica «fino a concorrenza del valore complessivo della prestazione relativa all’intervento di recupero al netto del valore dei beni». In pratica, se per la ristrutturazione si spendono 4mila euro di manodopera e 6mila euro di apparecchiature, l’Iva al 10% si applica sulla manodopera e su 4mila euro di apparecchiature (differenza tra 10mila del totale e 6mila di beni) mentre sui restanti 2mila si paga il 20 per cento. In questo caso il contribuente, anziché essere soggetto a 2mila euro di Iva, ne paga solo 1.200 risparmiando 800 euro.
Le leggi finanziarie per il 2008 e il 2009 hanno calcolato in 278 milioni annui il costo lordo dell’agevolazione. Ma su una stima complessiva di 4,2 miliardi di euro di spese per ristrutturazioni, ben 1,15 sono i maggiori investimenti che l’incentivo stimola. Il maggior gettito Iva in questo settore per ogni anno del triennio 2009-2011 è atteso attorno ai 100 milioni di euro. Considerate anche Irpef, Ires e Irap, allo Stato l’agevolazione costa meno di 150 milioni all’anno e mette in moto l’economia.