Storia di un’amicizia nei racconti del maresciallo

Un po’ come «Pane amore e fantasia» con la Lollo e De Sica, senza tempo e in valore assoluto. Semplice, immediato, ironico, arguto, ammiccante e complice. È passato qualche anno dalla sua pubblicazione ma «La valigia del Maresciallo» di Salvatore Careddu tiene il ritmo delle opere di lungo respiro. Complice la rara amicizia con Mario Soldati che incrociò Careddu in Val di Vara e non lo lasciò più. Complice il gusto di attraversare le storie della vita guardandole con il cannocchiale rovesciato. Il Maresciallo acchiappa la sua valigia di cartone e fa l'emigrante della legge. Lascia la sua Olbia per le nebbie di Torino e studia. Vuol diventare sottufficiale, vuole crescere nell'Arma dei Carabinieri. Dal 56 con la valigia in mano, al 96 che lo congeda. Quarant'anni buttati giù a mazzi, vissuti nei fatti che hanno segnato il Paese e nelle vicende che hanno marchiato famiglie. Piccole e grandi storie a tu per tu. E Careddu ci passa in mezzo con la disinvoltura d'un acrobata. Senza compromessi, umile e schietto fa scorrere la penna sul foglio, da lui, allievo, spedito nel 1960 nella Genova in rivolta per il congresso del MSI, al discorso di Pertini, le rappresaglie, i feriti. Poi la destinazione a Cicagna e l'incontro con la futura moglie Marisa. Un microcosmo di rapporti da ricalibrare: al centro il carabiniere-uomo, che sa parlare dietro la divisa, che sa ascoltare i drammi familiari, che sa intervenire in punta di piedi.
Il trasferimento ad Albisola cambia i ritmi. Bel giro, bella gente. Careddu lo arricchisce col l'episodio curioso del pittore Lam che temeva d'essere ucciso dalla sua ex compagna arrivata da Parigi col figlioletto in cerca di giustizia morale. Careddu e gli artisti l'altro capitolo interessante, in quel '68 caldo di proteste e follie. In quell'anno è alla Spezia in qualità di Comandante del Nucleo Operativo Informativo e di Polizia Militare, incarico delicatissimo. Alla Spezia era attivissimo «Lotta continua» e Careddu tocca con mano gli anni di piombo vero. Tant'è che maturata quell'esperienza, chiede e ottiene il trasferimento a Sesta Godano, come comandante di una «cellula viva». Qui inizia la trama de «I nuovi racconti del maresciallo» scritti da Mario Soldati e ispirati alla vita-vissuta di Salvatore Careddu operaio della Legge. Soldati viveva sì a Tellaro, ma bazzicava quella Val di Vara un po' selvatica per raccogliere spunti. Incontra Salvatore e lo schizza nel suo protagonista: un carabiniere un po' filosofo, un po' disincantato, un po' curatore di anime e confessore, un po' detective, tra Maigret e Freud. La morte di Giulin sotto il trattore a Montale diventerà «Il vino di Montale» pubblicato sul Corriere della Sera. Storia di un'amicizia tra Soldati e Careddu, che resterà immutata. Nel risvolto di copertina le poche righe di Soldati: «Ti sono grato d'avermi fatto leggere il libro, o almeno una parte, che basta, però, ad evocare la figura così singolare della tua intelligenza, della tua generosità, e soprattutto, della straordinaria tua varietà caratteriale negli affetti, sentimenti, pensieri e ancora della nostra Liguria, dove ci siamo incontrati».
«La valigia del Maresciallo» di Salvatore Careddu, Edizioni del Bacherontius, 99 pagine, 11 euro.