La storia di Angelo lo studente-fioraio annegato da eroe

Lavoratore di giorno, in un negozio di fiori, e studente la sera, per raggiungere il sospirato diploma di maturità. Così a Ferentino, grosso centro a due passi da Frosinone, tutti ricordano Angelo Bondatti, il diciottenne disperso ormai da 48 ore nelle acque del Circeo, dove si era tuffato assieme a un ragazzino di 13 anni, per poi cercare di metterlo in salvo, quando si è accorto che le onde erano troppo alte. Dopo l’allarme dato dallo zio, sulla motovedetta della capitaneria di porto sono riusciti a salire però solo lo zio e il tredicenne che era con Angelo. Di quest’ultimo, invece, con il passare delle ore si affievoliscono le speranze di trovarlo ancora in vita. Ieri le ricerche sono proseguite con alcune barche e un elicottero, mentre i sommozzatori non sono riusciti neppure a calarsi in acqua, con il mare forza cinque. A metà pomeriggio le ricerche, a causa delle avverse condizioni del mare, sono state sospese. La Capitaneria di porto di Terracina fa sapere comunque che si andrà avanti a battere la zona del Circeo fino a sabato prossimo. Angelo abita con la famiglia in una casa alla periferia di Ferentino, vicino al monastero di Sant’Antonio, con il papà Gino, dipendente di una ditta edile e spesso in giro per l’Italia per lavoro, la madre Anna Maria, la sorella Rosaria e il fratello gemello Mario. Sabato scorso Angelo e Mario hanno compiuto 18 anni e nella contrada di Scatuccio Cotarda è stata grande festa, cui non aveva voluto mancare il papà, tornato da Milano dove era per lavoro.
Ieri, invece, Angelo sarebbe dovuto tornare a Ferentino per l’inaugurazione del Grest, una sorta di colonia che le parrocchie della cittadina organizzano per dare un senso all’estate dei bambini costretti a rimanere in paese. Anche l’ attività di animatore per i più piccoli, tra un torneo di calcetto e una scampagnata sui prati della zona, ad Angelo piaceva molto.
«Un ragazzo con la testa sulle spalle. Un grande lavoratore - lo ricorda una vicina di casa con le lacrime agli occhi - perfino la domenica lavorava, si metteva davanti al cimitero e vendeva i fiori». Un coetaneo ricorda la volontà di Angelo di riprendere gli studi, per diplomarsi perito elettricista: tra pochi giorni avrebbe dato gli esami del terzo anno e poi, sempre alla scuola serale, contava di fare il quarto e quinto anno. Ieri, adagiato su un letto dell’ospedale Fiorini di Terracina, Marcello Marrocco, 42 anni, zio di Angelo, non ha fatto altro che ripetere quanto accaduto: «Stavo riposando nel mio furgoncino (l’uomo ha un banco di frutta poco distante dal Circeo, ndr) quando mi ha chiamato mia moglie urlando al telefonino, perché nostro figlio aveva visto che Angelo e un altro ragazzino stavano affogando. Sono arrivato al mare, ma strada facendo ho chiamato il 118 e ho allertato una pattuglia della Forestale che ho incrociato. Appena sono arrivato mi sono buttato in mare, l’altro ragazzino mi ha messo le mani al collo e si è aggrappato a me, ma Angelo no, purtroppo non l’ho visto. Sulle rocce c’erano altri ragazzi che poi hanno raccontato che loro non si erano tuffati per fare il bagno perché il mare era troppo mosso».