Storia di Annetta, l’alpinismo colorato di rosa

Rolly Marchi

Trieste è città di mare, di nuoto e di barche a vela, ma è anche città di montagne, con una valle stupefacente di nome Rosandra, palestra storica di innamorati del verticale. Il celebre Emilio Comici è partito da lì, come Bianca Di Beaco e Tiziana Weiss, formidabili donne di valore mondiale. Da anni il capo spirituale dell'alpinismo triestino ha nome Spiro Dalla Porta Xidias, uomo del sesto grado e autore di una ventina di libri, l'ultimo dei quali, che mi ha sollecitato questo raccontino ha per titolo Donne in parete, ritratti di persone che conoscevo e conosco. Questo delle donne sul verticale è un tema che mi intriga da mezzo secolo, da quando la storia dell'alpinismo femminile è passata dalla mia città, Trento, per arricchire il Film Festival della Montagna. Però le donne alpiniste, come in molte altre vite sociali, non hanno avuto la luce pubblica meritata, donne polacche e americane, francesi e spagnole e anche italiane, Varale, Wiesinger, Metzeltin, Manfrini, Iovane, Groaz, Meroi. Ce n'è anche una, trentina, che dallo scorso febbraio non è più con noi e che va ricordata nella giusta, elevata misura: Annetta Stenico il suo nome, moglie di Marino, campione dolomitico di indiscusso valore etico e tecnico. Annetta la vidi la prima volta nel 1936, pedalava in via Belenzani a Trento, portava uno zaino e salutò mio padre con rispetto. "Secondo te cos'ha nello zaino"? mi domandò papà. "Non lo so" risposi. "Ha i pantaloni perché sta andando ad arrampicare, ma se li avesse indossati qui in città molti l'avrebbero giudicata una svergognata". In roccia non era una fanatica, ma una bella via aperta con Gino Pisoni e il suo Marino l'ho salita una ventina d'anni fa e l'ho goduta moltissimo. Durante la salita ho pensato molto a lei che ha avuto il grande merito di dedicare la vita a catalogare notizie, reperti, lettere, biografie di Detassis, di re Alberto del Belgiode, di Graffer e Bramani e di centinaia d'altri. Lo ha sempre fatto con passione e sempre maggior impegno dopo aver perduto sulla roccia il caro Marino e l'unico genero. La salute le è stata vicino fino a novant'anni anni, e bene ha fatto adesso la SAT, Società degli Alpinisti Tridentini, a dedicarle in via Manci a Trento l'Archivio Storico nato e cresciuto in gran parte dalle sue preziose ricerche.